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Author Archive Sergio Casavecchia

Il Feng Shui

La teoria e le regole del Feng Shui. (di Romina Quatela)

 

Feng shui in cinese significa letteralmente “vento e acqua”. Il vento è il cielo, l’aria che trasporta le nuvole gonfie di pioggia, l’acqua senza la quale ogni creatura del Pianeta non potrebbe sopravvivere. L’antica disciplina del feng shui è considerata, appunto, indispensabile ed è un insieme di pratiche di lettura e di interpretazione del paesaggio, delle forme delle costruzioni e degli spazi interni agli edifici, allo scopo di evitare gli influssi negativi di varia natura che possono colpire le costruzioni e l’uomo.

Una delle principali scuole di pensiero è quella che pone le origini del feng shui nell’astrologia, ed in particolare nel Ki delle 9 stelle, anch’esso basato sui principi di Yin e Yang. Questo oroscopo consta di 9 numeri,associati ai 5 elementi (fuoco, terra, metallo, acqua, legno), ognuno dei quali corrisponde ad una direzione. Il fuoco è associato al Sud, e sta ad indicare la luminosità, la creatività e l’estro, lo spirito. L’acqua è associata al Nord e riguarda il riposo, l’interiorità e i rapporti interpersonali. Il metallo al Nord-Ovest e all’Ovest e riguarda l’organizzazione, le attività finanziarie, gli investimenti. La terra al Nord-Est e al Sud-Ovest e riguarda il governo, il sociale, l’alimentazione e la salute. Il legno all’Est e al Sud-Ovest e riguarda i viaggi, il commercio, le invenzioni e l’informatica.

Le origini del feng shui, per quanto incerte, appaiono antichissime e sono state scoperte delle tombe risalenti al Neolitico che sembrano seguirne i principi nella costruzione. I progressi nella conoscenza dell’insieme delle arti che concorrono al feng shui vengono tradizionalmente attribuiti a sovrani mitici quali Fu Hsi e Huang Di. Nei secoli che precedettero i primi imperatori della dinastia Qin il feng shui, chiamato Ka Nyu (“studio della Terra”), faceva parte delle arti divinatorie di cui si occupavano consiglieri politici e militari. Altri autori però lo riportano fino ai tempi della dinastia Xia con l’osservazione dei gusci di tartaruga nel quadrato lo shu scoprendo insieme anche l’I Ching, l’astrologia e la numerologia cinese.

Trovò una prima sistemazione e definizione organica nel fondamentale Zang Shu (“il libro delle sepolture”) di Guō Pú (郭璞, 276-324). L’autore descrive come l’energia del Drago (il Qi) scende dalle montagne, disperdendosi attraverso i venti, e si arresta dinanzi a uno specchio d’acqua, dove si raccoglie e condensa. L’energia vitale benefica è quindi il risultato di un equilibrio di forze, creata dalla presenza di elementi e conformazioni paesaggistiche che creano i presupposti per la “fortuna” di un luogo o edificio.

Le regole del feng shui

Le pratiche di lettura del feng shui sono parte integrante della formazione di chi si occupa di architettura e nelle culture antiche, insieme ai concetti estetici di “bello” e di “armonia delle proporzioni” e a quelli economici legati allo sfruttamento del territorio e delle sue caratteristiche, si sono strettamente legate alla pratica della geomanzia, ovvero del rispetto degli equilibri sottili (energie della terra, telluriche ed energie del cielo, cosmiche) allo scopo di rendere favorevoli agli insediamenti umani le energie del luogo.

I principi del feng shui ci aiutano ad arredare per creare armonia negli spazi interni ed esterni © Nidia Dias/Unsplash

Consigli per arredare casa con il feng shui

Secondo questa antica disciplina cinese la relazione casa-uomo identifica l’aspetto vibratorio delle strutture energetiche in cui sono identificabili campi di energia sottile ai quali viene riconosciuta la caratteristica di costituire uno schema dentro cui scorre un’energia vitale collegata a tutte le forme di vita. Lo spazio in cui si vive e lavora così analizzato diventa contenitore che si adatta alla nostra personalità e alle attività che si svolgono; nel rispetto delle leggi che armonizzano forme, funzioni e sostanze di tutta la materia così costituita.

Camera da letto

Feng shui nella camera da letto: il luogo migliore per la camera da letto si trova il più lontano possibile dall’ingresso principale e dalla strada, oltre la linea mediana dell’edificio, magari davanti a un tranquillo paesaggio naturale. Se invece la camera da letto è sul davanti uno specchio appeso di fronte alla porta, dietro la linea mediana della casa, “spingerà” la stanza indietro.

Il feng shui attribuisce molta importanza alla disposizione della camera da letto. Il letto dovrebbe essere collocato trasversalmente, con la testata orientata verso est. La posizione ottimale è nell’angolo diagonalmente opposto all’entrata. In modo tale da non avere mai testa o piedi che puntino direttamente verso l’ingresso della stanza.

Colori

  • Il verde è il colore delle piante e della natura, simboleggia la crescita e lo studio.
  • Il rosso rappresenta la vita animale e l’apprendimento; è di buon auspicio specialmente unito al nero.
  • Il giallo è in relazione alla vita sul pianeta e rappresenta la longevità e il buon umore.
  • Il bianco è il colore legato al denaro ed è usato nei luoghi pubblici per richiamare la buona fortuna.
  • Il nero è in relazione al riposo e alla decantazione (delle idee).

Ufficio

Per rispettare il feng shui in ufficio il tavolo da lavoro dovrebbe essere collocato nel punto più forte del locale, in modo che la schiena sia protetta e lo sguardo possa essere diretto sulla porta e sulla finestra. Anche ciò che sta di fronte alla postazione di lavoro è estremamente importante poiché aumenta il Qi ed è fonte di ispirazione. Pertanto sono da evitare scrivanie la cui postazione sia di fronte a un muro.

Cucina

Le regole del feng shui in cucina insegnano come apparecchiare la tavola, scegliere i colori e i cibi per un pranzo formale o allegro, una cena intima o in famiglia. Per far circolare le energie positive nel rispetto dei punti cardinali e liberare quelle negative dall’ambiente in cui il cuoco trasforma il cibo con l’uso dei cinque elementi: acqua, legno, fuoco, terra, metallo.

Fushimi Inari Taisha a Kyoto in Giappone © Freddie Marriage/Unsplash

Dove posizionare gli specchi

Il feng shui consiglia di non collocare specchi nella camera da letto per la loro capacità di disturbare il campo energetico. Coprendo con teli gli specchi durante la notte la qualità del sonno migliora notevolmente.

Feng shui e architettura

Di fondo l’architettura occidentale e quella orientale hanno un medesimo concetto di base: il raggiungimento di un equilibrio. Tuttavia, mentre l’architettura occidentale lo raggiunge attraverso l’uso della simmetria, quella orientale vi perviene attraverso un dinamismo: uno yin non è mai uguale a uno yang: sono sempre in relazione mutevole, ora domina uno ora l’altro, il compito è equilibrare queste due forze.

Nemichi-Jinja a Seki in Giappone © Sora Sagano/Unsplash

I quattro animali celesti del feng shui

Anticamente ci si rivolgeva al feng shui per scegliere il luogo ideale sul quale erigere il villaggio. Per questo motivo nel paesaggio dovevano riconoscersi le presenze dei quattro animali celesti o emblematici che possiamo definire come i guardiani delle quattro direzioni: il drago, la tigre, la tartaruga e la fenice rossa.

Il feng shui e l’acqua

L’acqua è un elemento legato all’abbondanza, alla ricchezza, al denaro, alla comunicazione. Si ritengono quindi propizi un corso d’acqua che scorra nelle vicinanze della casa con andamento calmo, meglio se da est verso ovest, o un piccolo lago a sud che riflettendo la luce del sole possa esaltarne la benefica presenza. L’acqua deve essere sempre presente negli ambienti della casa.

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Il Bagua

Il Bagua Zhang è composto da 8 Metodi di Palmo che vengono ulteriormente espansi in ulteriori gruppi di tecniche intercambiabili. Il suo approccio circolare e la velocità fulminea nel cambio di direzione assomigliano alle caratteristiche di un vortice in azione. Esso personifica l’essenza del corpo del drago, l’atteggiamento della scimmia, l’accovacciarsi della tigre ed il movimento dell’aquila in picchiata.

 

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Dal Campionato Italiano Wushu FIWuK 2017

Grande prestazione dei nostri atleti Romina Quatela e Amori Mario che hanno partecipato ai Campionati Italiani Assoluti Wushu FIWuK 2017

Romina Quatela, categoria forme ufficiali optional:

3 ori in Taijiquan, Taijijian (taiji spada), Qianshu (lancia) argento in Jianshu (spada)

Mario Amori, categoria forme codificate:

2 ori in Taijiquan, Taijijian (taiji spada)

un grazie al Comune di Ficulle per il supporto fornito.

 

 

Zhōnghuá TEORIA IN PRATICA

Nozioni generali di lingua cinese (di Romina Quatela)
termini per la pratica

 

Per lingua cinese si intende la lingua del popolo Hàn, parlata da circa il 93 % degli abitanti della Cina, ma ogni minoranza ha una sua propria lingua.

Le più antiche testimonianze di una lingua cinese scritta sono le iscrizioni di carattere divinatorio incise su ossa oracolari databili al tardo 1200 a.C., nel periodo che la storiografia cinese identifica tradizionalmente come l’ultima fase della dinastia Shāng (商朝; XVI-XI secolo a.C.). Queste iscrizioni oracolari testimoniano come il ruolo della scrittura fosse all’epoca strettamente legato alle pratiche magiche e rituali.
La scrittura del cinese si è evoluta nel corso del I millennio a.C., stabilizzandosi progressivamente nel corso del V-III secolo a.C., l’epoca degli Stati Combattenti, e venendo infine standardizzata alla fine del III secolo a.C., a seguito dell’unificazione dell’impero cinese a opera del primo imperatore Qin nel 221 a.C. (secondo una leggenda, Qín Shǐ Huángdì (秦始皇帝) avrebbe commissionato al funzionario Cāngjié (仓颉) il compito di inventare un sistema di scrittura. Il leggendario funzionario si mise a studiare gli animali del mondo, il paesaggio della terra e le stelle del cielo, cercando di catturarne le caratteristiche fondamentali per mezzo di simboli che li rappresentassero. Sarebbero così nati uno a uno tutti i caratteri della scrittura cinese) e con il successivo avvento della dinastia Hàn a partire dal 206 a.C. Questa lingua scritta è il cinese classico (gǔwén, 古文), la lingua letteraria in cui è redatta tutta la letteratura riconducibile al periodo degli Stati Combattenti e gran parte della letteratura prodotta in epoca Hàn (cioè fino al III secolo d.C.), oltre che lo standard per il cinese scritto formale in auge fino al XX secolo.
A partire dal XX secolo, con il termine “lingua cinese”, in cinese zhongwen (中文, zhōngwén letteralmente “lingua cinese scritta”) o hanyu (汉语, hànyǔ, letteralmente “lingua cinese parlata”), ci si riferisce semplicemente al cosiddetto mandarino standard o putonghua, (普通话, pǔtōnghuà), la lingua ufficiale adottata nella Repubblica Popolare Cinese (中华人民共和国, Zhōnghuá Rénmín Gònghéguó).

Il 4% circa dei caratteri cinesi deriva direttamente da singoli pittogrammi (象形字, xiàngxíngzì) e molto spesso al lettore odierno la relazione tra i due non appare necessariamente chiara. Il restante 96% è costituito dagli aggregati logici (会意,字, huìyìzì), caratteri combinati da più elementi che ne indicano il significato e dai composti fonetici (形声字, xíng-shēngzì), caratteri composti da due elementi uno dei quali indica l’area semantica di appartenenza e l’altro la sua pronuncia, anche se questa è spesso solo simile a quella odierna a causa dei cambiamenti susseguitisi nel tempo e dalla differenza tra le lingue d’origine.

Prime regole di scrittura
Verso della scrittura – da sinistra verso destra
Verso della scrittura – dall alto verso il basso
Struttura esterno/interno: alcuni caratteri composti da una cornice esterna seguono come regola di scrittura l’ordine> elemento esterno di cornice, l’interno e poi solo alla fine l’eventuale tratto di chiusura.

La morfologia cinese è strettamente legata ad un numero prefissato di sillabe con una costruzione abbastanza rigida che sono i morfemi, le più piccole unità della lingua. Sebbene molti di questi morfemi monosillabici (字 zì, in cinese) possano stare da soli come parole individuali, essi di solito formano composti polisillabici (noti come 词/詞 cí). Un cí (“parola”) può consistere di uno o più morfemi-caratteri, di solito due, ma ce ne possono essere anche tre o più. Ad esempio:
• Yún 云 “nuvola”
• Wǒ 我 “io, me”
• Rénmín 人民 “popolo”
• Dìqiú 地球 “Terra”

Hànyǔ Pīnyīn (汉语拼音, letteralmente “trascrizione della lingua Han”), che è un sistema per imparare la corretta pronuncia del cinese moderno, utilizzando l’alfabeto latino. La riforma del 1956 introdusse il sistema di trascrizione “pinyin”.

Consonanti sillabanti

Nel concetto di lingua cinese in sé, le divisioni fra i differenti “dialetti” sono principalmente geografiche piuttosto che basate sulla distanza linguistica. Per esempio, il dialetto del Sichuan è considerato tanto distinto dal dialetto di Pechino quanto il cantonese

il governo della Repubblica popolare cinese dichiara ufficialmente che la Cina è una nazione multietnica e che il termine stesso “cinese” si riferisce ad un più vasto concetto chiamato Zhonghua minzu comprendente gruppi che non parlano affatto cinese, come Tibetani, Uiguri e Mongoli (quelli che parlano cinese e sono considerati “cinesi” dal punto di vista dello straniero sono denominati “cinesi Han”, concetto inteso in senso etnico e culturale

Le sette varietà linguistiche principali del cinese sono:
• cinese mandarino (al giorno d’oggi sinonimo di “lingua cinese”);
• wu 吳 (include lo shanghainese);
• xiang 湘;
• gan 贛;
• hakka 客家;
• cantonese standard 粵 (o yue);
• min 閩

 

Il cinese standard distingue quattro diversi toni: piano, ascendente, discendente-ascendente e discendente (cinque se si conta anche il tono neutro). Ad esempio, questa è la sillaba ma pronunciata con quattro diversi toni[?·info]. Nella tabella sono indicate alcune delle possibili trascrizioni corrispondenti al suono pronunciato:

Esempio di toni del cinese (sillaba ma)

Alcuni esempi:
Xiāng Profumo
Xiáng Cassa
Xiăng Suono
Xiàng Elefante

 

Il numero (e il tipo) di toni può cambiare al variare della varietà o del dialetto locale considerato: in alcune parlate diffuse nella Cina del sud si arriva anche a 6 o 7 toni diversi.

I caratteri cinesi sono intesi come morfemi che sono indipendenti dal cambiamento fonetico. Quindi, anche se “uno” è yī in mandarino, yat in cantonese e tsit in hokkien, questi termini derivano tutti da una parola cinese antica comune e condividono un carattere identico. Tuttavia, le ortografie dei dialetti cinesi non sono identiche. I vocabolari usati nei vari dialetti divergono. In più, mentre il vocabolario letterario è condiviso fra tutti i dialetti (almeno nell’ortografia; le letture sono differenti), i lessici quotidiani sono spesso differenti. Il cinese colloquiale scritto coinvolge solitamente l’uso di caratteri dialettali che non possono essere capiti in altri dialetti o caratteri che sono considerati arcaici in báihuà.

 

COME PRONUNCIARE IL PĪNYĪN
Iniziali
Cominciamo con la pronuncia delle iniziali. La gran parte di esse si pronuncia all’incirca come in italiano, ma ci sono alcune importanti eccezioni.
▪ B come in italiano, un po’ più dura (tra b e p).
▪ P come in italiano, leggermente aspirata (tra p e “ph”).
▪ M come in italiano.
▪ F come in italiano.
▪ D come in italiano, un po’ più dura (tra d e t).
▪ T come in italiano, leggermente aspirata (tra t e “th”).
▪ N come in italiano.
▪ L come in italiano.
▪ G come in italiano, ma sempre dura (sempre “Gatto”, mai “gesso”).
▪ K come in italiano, ma molto forte e aspirata (“kh”).
▪ H come in inglese “her”: molto aspirata e ben udibile.
▪ J come “jeep” o “giallo”, molto dolce. Pronunciarla come se fosse sempre seguita da una i.
▪ Q come “ciao” o “cicca”, molto dolce. Pronunciarla come se fosse sempre seguita da una i.
▪ X tra “s” e “sc”, entrambe pronunciate a denti chiusi.
▪ Z tra “z” e “roSa”.
▪ C è una “z” molto dura, “ts”, “tz”.
▪ S è la “s” di “roSSo”.
▪ ZH è una “g” dolce, ma molto dura. Dire “Gesso” calcando sulla G.
▪ CH è una “c” dolce, ma molto dura. Dire “Cera” calcando sulla C.
▪ SH è una “sc” molto dura e aspirata.
▪ R è una r retroflessa, inesistente in italiano. (Tra “r” e “l”).

Inoltre esistono tre iniziali “non canoniche”:
▪ Y pronunciata I, come la relativa finale.
▪ W pronunciata U, come la relativa finale.
▪ YU pronunciata Ü, come la relativa finale.

Queste si mettono all’inizio della sillaba per sottolineare che essa non ha una vera e propria iniziale, ma è composta solo dalla finale.
Finali
Le finali sono assai di più delle iniziali in numero, ma la loro pronuncia è molto più semplice. Spiegherò quindi solo la pronuncia delle finali semplici, quelle composte da una sola vocale. Le finali composte in genere si pronunciano come la somma delle vocali semplici che le compongono, eccetto alcune eccezioni che elencherò tra poco; mentre le nasali seguono tutte una regola comune che si può facilmente riassumere.
Partiamo dunque dalle finali semplici, che solo 7:
▪ A come in italiano.
▪ O come in italiano, quasi sempre chiusa (polO, non pOlo).
▪ E simile alla œ francese, a “eau” (tra la E e la O).
▪ ER(R) è una R retroflessa, usata anche come vocale. Si pronuncia AR.
▪ I come in italiano.
▪ U come in italiano.
▪ Ü(V) come in tedesco.

Esistono poi le seguenti composte:
AI    EI    AO    OU    IA    IE    UA    UO    IAO    UAI    ÜE
e due eccezioni:
IU = IOU     UI = UEI

Le nasali sono quelle finali che terminano con N o NG, che si pronunciano entrambe come in inglese: una N normale e una N nasale. L’aggiunta di N o NG non cambia la pronuncia delle vocali precedenti eccetto in questi tre casi:
ÜAN = ÜEN    UN = UEN     IAN = IEN     ENG = ONG/UNG    UENG = UONG
E ora, per rendere il tutto ancora più complicato, ecco tre regole di pronuncia aggiuntive:
▪ Dopo B,P,M,F si aggiunge una piccola u tra l’iniziale e O: BO=BuO, MO=MuO, etc.
▪ Dopo J,Q,X la U diventa Ü: XU = XÜ, etc.
▪ Dopo Z,S,C,ZH,CH,SH,R, la I non si pronuncia, ma indica che la consonante va pronunciata energicamente: ZHI = ZH, RI = R, etc.

 

LA SCRITTURA

Il cinese è una delle poche lingue al mondo ad avere una scrittura basata prevalentemente su caratteri. Questi caratteri in cinese sono detti hànzì 汉字. Durante la seconda metà del secolo scorso si è affermato l’utilizzo di una trascrizione fonetica in caratteri latini: il pinyin. Questo metodo fa sì che ogni sillaba nel parlato (alla quale corrisponde un carattere nello scritto) rechi un segno grafico (simile ad un accento) che ne definisce il tono. Ad es. la parola “Cina” in cinese semplificato è composta di due caratteri, 中国, nello scritto, e di due sillabe, zhōng guó, nel parlato, ciascuna recante un tono. Gli ideogrammi rappresentano i morfemi e sono tutti portatori di significato. Tuttavia alcune parole di origine straniera sono trascritte con caratteri che, pur essendo portatori di significato, vengono utilizzati in maniera puramente fonetica. Il dizionario Zhonghua Zihai elenca 85.568 caratteri, ma, nonostante l’enorme mole, ne ignora 1.500. Tuttavia quelli utilizzati di fatto sono molti di meno: per leggere un quotidiano ne bastano 3.000, mentre le persone con una buona cultura superano spesso i 5.000.

Molti stili di scrittura calligrafica cinese si sono sviluppati durante i secoli, come 篆書 zhuànshū, “stile dei sigilli”, 草書 cǎoshū, “stile corsivo”, 隸書 lìshū, “stile amministrativo (o dei cancellieri)”, e 楷書 kǎishū, “stile esemplare”.

TERMINI NOTI

中国 – Zhōngguó = PAESE DI MEZZO (così viene chiamata la CINA dal suo popolo)
武术 – Wǔshù = ARTE MARZIALE
功夫 – Gōngfū = APPLICAZIONE (LAVORO) DELLA PERSONA (compiuto con sforzo)
少林 – Shàolín = GIOVANE FORESTA (nome di un monastero buddista)
长拳 – Chǎngquán = PUGNO DEL NORD
难拳 – Nánquán = PUGNO DEL SUD
太极拳 – Tàijíquán = PUGNO SUPREMO
气功 – Qìgōng = (LAVORO SULL’ENERGIA) letteralmente LAVORO SULL’ARIA (fiato, vita)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

cinese per la pratica Scarica il file Pdf

Dal Campionato del Mondo Malesia 2012

 

ll Campionato del Mondo Wushu, gli atleti della Nazionale, frammenti di immagini e ricordi tra competizioni e medaglie…..

Romina Quatela – Argento in Taijiquan

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