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Il Mio Computer consulta l’Yìjīng (i Ching)

Il Mio Computer consulta l’Yìjīng (i Ching)

Sicuramente visto da fuori passo per un maniaco di aggeggi elettronici in particolar modo di computer visto che  generalmente ne ho sempre uno al seguito. La verità è un’altra questi sono gli strumenti del mio tempo e li uso per dare forma alle mie idee come un pennello per un pittore, niente di più. Le cose importanti sono altre e molto semplici.

Quando parlo di computer a volte lo faccio con enfasi perché parlo di Mac e non di generici Pc. I Mac, sono macchine docili che ti viziano capaci di fare una grande quantità di lavoro senza incantarsi mai, senza aver avuto mai il bisogno in questi ultimi 18 anni di formattare un hardisc o usare un antivirus.

Grazie ad uno studente che a novembre del 1990 si presentò a casa mia con un Mac dicendomi “con questo puoi scrivere anche gli ideogrammi cinesi”, sono diventato incompatibile con il resto del mondo dopo appena un ora che lo usavo senza neanche aver aperto un manuale. Tutto quello che oggi è considerato normale, sfondi grafici sulla scrivania, mouse, clic e doppio clic, cartelle, icone e cestino…. Era tutto lì in quel piccolo computer con lo stemma della mela,  Apple Macintosh  è un tipo di mela californiana, una di quelle che rosicchiavano in continuazione dentro il loro garage i due (allora 1976) giovani creatori Jobs e Wozniak.

Decisi che era meglio entrare a far parte di una minoranza il 3%, una setta elitaria “un evangelista del codice Mac” piuttosto che appartenere al mondo grigio dominato da Bill Gates,  avevo dato solo un morso al frutto proibito e sconosciuto che si chiamava GUI, Grafic User Interface per rimanerne incantato. Era stato sufficiente per abbandonare la via seguita dal resto del mondo informatico dai messia degli schermi verdi e del C>:/config.sys/8086.ddl/nome campo/speriamochefunziona.exe.

Se a IBM deve essere riconosciuto il merito di aver ridotto un elaboratore grande come una stanza per metterlo sulla scrivania, Alla Apple va il merito di aver trovato il modo di rendere il computer accessibile agli “analfabeti informatici” …. copiato poi e male da Microsoft con Window.

Oggi le cose sono diverse iPod, gli smartphones e altro, hanno spianato la strada della conoscenza, avere un Mac non significa più appartenere ad una setta e … un po’ mi dispiace.

Cosa centra tutto questo con il titolo? Forse nulla, era per introdurre il discorso sul mondo dei computer.

Come funziona un computer?, coma fa a comprendere i comandi e ad elaborare i dati?. Lo fa con un sistema “semplice” aprendo e chiudendo con una certa logica una infinità di interruttori e permettendo quindi alla corrente di passare o non passare “on” “off”  attraverso un interscambio duale, potremmo dire anche Yin e Yang ma andiamo con ordine..

L’aritmetica usata abitualmente è impostata su base 10, invece il computer usa un sistema su base 2 detto binario, prende e trasmette dati attraverso una sequenza logica di numeri creata con due soli numeri lo 0 e l’1, per esempio quando digitiamo il numero nove il computer apre e chiude 4 interruttori in questa sequenza: – on, off, off, on – ossia 1001, 9 in binario 1 per aprire “on” 0 per chiudere “off”. Come si è arrivati a questo? Bisogna fare un passo indietro, molto indietro e se avete pazienza di seguire il ragionamento continuando a parlare di numeri ci troveremo persi nella filosofia e nel pensiero cinese che è alla base del Taiji come per esempio l’I Ching o Yi Jing o libro dei mutamenti….

La parte che segue è frutto di studi e ricerche anche personali.

Sulla rete tempo fa proprio mentre cercavo informazioni su bit, numerazione binaria, energia quantica e universo olografico, ho trovato ad opera di …… per pura casualità l’argomento in questione ben organizzato, che descrive in forma semplice meglio di quanto avrei potuto fare io con le mie conoscenze concetti matematici e filosofici complessi.

 L’I Ching, è un antichissimo libro oracolare cinese. In esso affondano le loro radici Taoismo e Confucianesimo.  Dicono che i suoi responsi si rivelano infallibili.

La sua consultazione non è semplicemente finalizzata a predire il futuro, ma soprattutto a conoscere la disposizione della situazione attuale per poter intraprendere le azioni appropriate ed agire in sintonia con le circostanze presenti. Alla base dell’I Ching sta il principio del divenire. Attraverso i suoi oracoli possiamo conoscere la qualità del mutamento in atto e possiamo intervenire di conseguenza. Ciò che lo differenzia dagli altri sistemi divinatori è la saggezza che lo pervade, lo stimolo continuo a meditare ed indagare all’interno di noi stessi.

Come può un libro fornire indicazioni sulle scelte da fare? Se concepiamo l’intero universo come un organismo vivente, l’uomo vi si inscrive come una delle sue cellule. Ma noi siamo molto piccoli in confronto al tutto, e questo ci impedisce una visione allargata degli avvenimenti, anche di quelli che ci toccano più da vicino. Per questo fin dalle più remote epoche storiche abbiamo cercato ed indagato i canali che potessero metterci in comunicazione con le sfere più alte della coscienza. L’I Ching è uno di questi canali ed è fortemente in sintonia con le ultime scoperte scientifiche e teorie della fisica quantica, basta andare su internet e digitare “paradigma olografico”  per iniziare a pensare e chiedersi che cosa è la realtà.

Il linguaggio di questo “libro vivente” è però spesso oscuro, l’interpretazione mutevole.

La consultazione dell’oracolo si effettua tramite il lancio di tre monete, ripetuto per 6 volte. Ciascun lancio viene letto come una linea, che può essere intera o spezzata, fissa o mobile. Si origina così una delle 64 combinazioni possibili, denominate esagrammi, in quanto composte da sei linee. L’esagramma ottenuto rispecchia la situazione nella quale ci troviamo e la lettura e interpretazione del capitolo relativo ci fornirà le indicazioni su come agire o non agire in quella determinata situazione. Se nell’esagramma compaiono linee mobili, avremo poi una seconda figura, il Mutamento, o immagine del trasformarsi del momento presente.

La numerazione binaria che oggi usiamo nei calcolatori, si fa risalire a Leibniz. Il grande matematico che la descrisse in “De Progressione Dyadica”, pubblicato nel 1679. Ma c’è un antefatto; Liebniz (fra l’altro bibliotecario) era in corrispondenza con un gesuita missionario in Cina, padre Joachim Bouvet, che fece conoscere al grande matematico i curiosi diagrammi con gli esagrammi  riportati in un testo antico molto diffuso in Cina, quanto la Bibbia in Europa. 

“Curiosi – scrisse Bouvet – perchè i cinesi da questi esagrammi del Libro dei I-CHING (detto anche Oracolo delle Mutazioni, e le cui origini  si perdono nei miti della Cina preistorica – 4000 fa),  riflettono le “mutazioni” che avvengono costantemente in tutti i piani dell’universo, inoltre affermano i cinesi è concepito per gettare luce sul mondo nascosto dietro le apparenze, e agisce quale guida ai misteri dell’io inconscio. Quindi oltre che un testo con una base scientifica, ha degli aspetti descrittivi e normativi dell’etica dell’uomo, fornisce indicazioni su quali criteri e valori devono essere rispettati da chi agisce”.
Bouvet diceva il vero. Infatti,  le due maggiori “religioni/correnti di pensiero” cinesi, il taoismo e il confucianesimo, si ritrovano nelle pagine dell’I-Ching. Lao Tse  fondatore del taoismo poggia molti suoi insegnamenti sulla saggezza dell’oracolo, e lo stesso Confucio lasciò scritto una serie di commentari proprio su I-Ching. Curiosa una sua affermazione riportata dagli Analettici (VII, xvi) “Se potessi aggiungere alcuni anni alla mia vita, ne dedicherei cinquanta allo studio dei I-Ching, così eviterei di commettere grandi errori”.

Padre Bouvet, un gesuita curioso, indagatore, matematico e filosofo,  in Cina rimase forse sconcertato nel vedere che il testo dei  I-Ching non era preso in considerazione solo da individui di bassa cultura, come un oracolo pagano, ma che per filosofi e scienziati  il testo era fondamentale, lo usavano da secoli,  e su questo sistema avevano creato non solo alcune correnti di pensiero ma anche quelle scientifiche. Quindi Bouvet riteneva che da parte occidentale questo testo per lui quasi impenetrabile richiedesse un maggior approfondimento “scientifico-matematico” e anche filosofico. E chi meglio di Leibniz poteva analizzarlo? Il matematico lo riceve e  lo esamina per giorni e giorni; scopre dal grande cerchio dei 64 esagrammi (o dal quadrato al centro con 8 x 8 caselle) che se sostituiva la linea spezzata con lo 0 e la linea intera con un 1, poteva rappresentare qualsiasi simbolo in un numero con una progressione “binaria”. Non solo, ma forse intuisce pure, che ogni altro tipo di informazione umana, con lo stesso sistema, affidandosi ad alcune sequenze numeriche (in binario) ci si poteva costruire convenzionalmente (tutti gli alfabeti sono segni convenzionali) alcune lettere di un immaginario “alfabeto”, di conseguenza  parole,  frasi; dunque anche esprimere dei concetti. Come arrivò a questa conclusione non lo sappiamo;  la corrente,  i relè e le valvole termoioniche non esistevano e l’on-off  neppure poteva immaginare cos’era, e altrettanto il polo positivo e il polo negativo, figuriamoci poi le porte logiche o gli indirizzi di memoria che (in binario) sono oggi universali.

Ora sappiamo che ne I-Ching, le linee intere e quelle spezzate hanno lo scopo di rappresentare i principi fondamentali dell’esistenza.

La linea intera ( ____) fu chiamata YANG, e significa il ” polo positivo ” (attivo) (l’1)

La linea spezzata ( __ __ ) fu chiamata YIN, e significa il polo “negativo” (passivo) ( lo 0)

Poi i cinesi per mostrare i rapporti tra questi due opposti, le due linee furono combinate in coppia allo scopo di formare il maggiore e il minore Yang e il maggiore e il minore Yin. Poi venne aggiunta un’altra linea, che formò le otto possibili figure trilineari o trigrammi. Ad ognuno di questi trigrammi venne dato un nome e certi attributi di base. Combinando in coppie i trigrammi si giunse a formare 64 figure di sei linee ognuna, dette esagrammi. Poi si nominarono uno per uno aggiungendo un testo interpretativo. E ogni parte del testo (Sentenza, Commento)  era (e lo è ancora) il responso  di due trigrammi combinati. Nulla fu fatto a caso come potrebbe sembrare.

Leibniz comunque senza tanto badare alla simbologia e al testo, ma concentrandosi sui segni, creò in poche parole con la “sua” logica (ma come vedremo questa era matematicamente già presente)  il suo SISTEMA BINARIO. Ne parlò in giro con i colleghi, risero in molti, sembrò una speculativa e astratta bizzarria di un matematico, non ci capirono nulla, e fu alla fine dimenticata. La riscoprì BOOLE, molto più tardi. Riprendendo gli studi di Leibniz, nel 1855, ci costruisce la sua  logica binaria. Ma anche i suoi risultati sono presi come una stramberia. Non avevano un impiego pratico.

A parte questi due estemporanei e autorevoli  interessamenti, l’I-Ching  come testo oracolare, rimase in occidente sconosciuto fino al 1882, quando l’irlandese James Legge, ne fece una traduzione in inglese, molto intricata, ma anche lui, inutile, perchè non spiegò (ed era la parte più profonda – visto l’uso filosofico che se ne faceva in Cina) come potevano essere usati  gli esagrammi; anzi lui stesso nel commentarli,  con molto scetticismo negò a IChing  la funzione di oracolo; si potevano solo soggettivamente interpretare, e ognuno  poteva fare uscire la risposta “che desiderava”.  Con queste premesse il libro fece la stessa fine di quelli di Leibniz e di Boole; fu considerato una bizzarria, questa volta di uno scrittore,  un’altra  “Cineseria”.

L’I-Ching li riprese in mano Gustav Jung. Li utilizzò per un’indagine psicologica, cercando chissà cosa;  ma si arrese subito, pur trovando alcune risposte nell’oracolo stupefacenti, che gli permettevano  una percezione profonda del problema che lo preoccupava. Nella sua autobiografia,  Ricordi,  Jung descrive queste percezioni:  “Vi trovo delle singolari risposte, risultati di ogni genere, connessioni significative, ma purtroppo nel corso dei miei pensieri io non riesco ancora a spiegarmi molte cose”.
Poi vennero altre pubblicazioni; nel 1929 e  una nel 1949. Quest’ultima, in inglese ebbe più successo, ma più che altro fu una curiosità per gli amanti del mistero o in cerca di nuove credenze religiose. Fra l’altro lo studio era stato fatto sui  I-Ching in quella versione stesa e commentata dal filosofo cinese Sung Shao Yung verso il 1060 d.C. L’ordine degli esagrammi apparivano  sistemati in un modo diverso da quello antico, e cosa strana e singolare, nessun altro estensore o commentatore  nei successivi secoli accennò minimamente che l’oracolo avesse una relazione col mondo dei numeri;  cioè con la matematica, simile a quella della scuola pitagorica (ancora oggi discutibile – leggi Geymonat, Storia del pensiero filosofico e scientifico. Capitolo, “I numeri principio della realtà”) che in quanto a originalità c’era molto poco. Certamente la dimostrazione riferita negli Elementi di Euclide non fu fatta da Pitagora; ma anche in quella che era uscita dalla sua Scuola non vi era molta chiarezza sulla “discontinuità”, c’era il più astruso “labirinto” della ragione. Infatti, il rapporto tra continuo e discontinuo resterà, per tutta la storia del pensiero umano, un problema molto difficile e molto dibattuto. I pitagorici non s’inoltrarono nel “labirinto”, e i successivi scienziati non trovarono altra via se non quella di scindere completamente la geometria dall’aritmetica, interpretando la prima come studio del continuo e la seconda come studio del discontinuo. La svolta che poi avvenne con il cristianesimo bloccò definitivamente questa speculazione.

Ma torniamo a Padre Bouvet.  A Leibniz  il gesuita  inviò non una tavola degli esagrammi posteriori all’anno 1060, ma una antecedente chissà dove scovata, e Leibniz,   chissà come, ci costruì il suo sistema binario, che si basa sulla permutazione di due cifre o quantità. E visto che poi non fu di nessuna utilità pratica, non si capisce perché perse tanto tempo per nulla. Qualcosa Leibniz comunque cercava!  La sua irriducibile e ostinata lotta (implacabile sulle sue Epistole) sul dualismo cartesiano era appena iniziata. E si affannava a darsi una risposta che non veniva. Leibniz non poteva immaginare di avere scoperto (o riscoperto) con il suo sistema la più importante convenzione oggi adottata dai computer che è basata su un “naturale” stato o principio: proprio quello della dualità. Quasi una beffa del destino! Infatti questo “lavoro”  di Leibniz non solo anticipava di un secolo e mezzo la “logica” di G. Boole, ma anticipava quello che sarebbe stato poi  il vero linguaggio del calcolatore,  con il quale il programmatore fornisce istruzioni allo stesso e il linguaggio in base al quale esso interpreta, senza sapere che cosa significhino, le istruzioni che riceve, ed elabora in termini puramente binari ogni informazione di tipo classico opportunamente introdotte sempre in binario (o tramite un linguaggio/interfaccia grafica che usando stringhe di bit  crea parole (convenzionali)  di istruzioni o comandi molto più semplici) Questa numerazione binaria si rivelò in seguito utilissima negli elaboratori (elettromeccanici poi elettronici) perché usano (due sole cifre. Per esempio un circuito elettrico può essere aperto o chiuso e i due possibili stati si possono far corrispondere all’unità e allo zero; una serie di circuiti può servire perciò a rappresentare qualsiasi numero. Inoltre in logica matematica, una preposizione può essere soltanto vera o falsa e le due possibilità sono simbolizzate mediante le cifre 1 e 0: e l’algebra di Boole, impiegata poi negli elaboratori, si fonda su questo presupposto. Boole (e sembra molto singolare anche questo) enunciando la sua “logica booleana” non intitola la sua opera con un termine matematico, lui che è un puro matematico, ma gli dà un nome quasi filosofico: “Investigazione sulle leggi del pensiero”. Probabilmente chi acquistò il libro attirato dal titolo rimase molto deluso nel trovarsi poi dentro in questo enigmatico testo, e forse si chiese a cosa serviva e perché quel titolo, visto che parlava di numeri. 

LEIBNIZ aveva quindi creato il suo Sistema Binario, BOOLE molto più tardi riprendendo gli studi di Leibniz   aveva costruito la sua logica binaria,  poi ZOSE (nel 1936)  ATANASOFF  (nel 1939) (uno con i relè, l’altro con le valvole termoioniche) e  NEUMANN (nel 1945-46)  l’hanno usata  per elaborare il linguaggio macchina  del computer, con i commutatori  elettrici poi elettronici (chiamati circuiti flip-flop) che hanno due posizioni. Uno inserisce la corrente, l’altro la disinserisce. Queste due posizioni sono rappresentate dal numero 1 e dallo 0. – 1 per inserire, e 0 per disinserire.
(l’attivo e il passivo YANG e YIN). Adesso arriva la parte più interessante

Il termine  SUAN, in cinese significa calcolo ma anche rivelazione divina. E in Cina il rapporto tra matematica e divinazione é stato sempre stretto. L’universo fu suddiviso nei principi opposti ma complementari di Cielo e Terra (e qui ritorna  Yang e Yin).  Il Cielo  che abbraccia la Terra fu indicato con il numero 1, la terra con il numero 2. Il Cielo principio attivo, la Terra principio passivo.  Ma il numero 1 era speciale, non doveva essere il primo di una serie che continuava all’infinito, ma doveva rappresentare  il simbolo del cuore dell’universo intero. Ed era così astratto nel processo dei mutamenti che non fu coinvolto perché rappresentava la totalità dell’esistenza. Fu deciso così di non usarlo.  Alla Terra rimase il 2, e al Cielo fu assegnato il 3.

L’Universo (1 apparente) fu diviso nei principi opposti ma complementari, PARTENDO quindi DAL 2 Tutti i numeri pari furono assegnati alla Terra, mentre tutti i dispari a partire dal 3 assegnati al Cielo. (Yin e Yang)

Il binario (o meglio quello di Leibniz del 1679)  si basa sulla permutazione di due cifre o quantità  nel suo sistema. Ed è  identico a  l’I-Ching (concepito  3700 anni prima di Leibniz) Affermare che sia stato il caso sarebbe pura follia. E lo vedremo più avanti. Un circuito in serie di commutatori elettronici odierni,  può formare un numero nella progressione binaria….o…un esagramma  dei  I-CHING.

Per documentare questa operazione  si può partire dall’aritmetica che abitualmente usiamo, che ha come base il 10. (non dimentichiamo che lo 0 (usato da Fibonacci nel 1200) fu introdotto in occidente  dagli arabi che a loro volta lo avevano mutuato dagli indiani, ed è legato allo sviluppo di un sistema numerico decimale posizionale, che i greci ignoravano) Aggiungendo uno zero a ogni numero lo moltiplichiamo per 10. Leibniz ai suoi tempi questo lo sapeva già, ma fu il primo a realizzare la possibilità di un’aritmetica che avesse (e qui ripete quello che hanno fatto i cinesi) come base il 2. Infatti, la progressione per 2, che viene chiamata progressione binaria o diadica, moltiplica ogni numero solo per due quando uno zero viene aggiunto.  (notare il 2 il 4 e l’8) Per esempio, i primi dieci numeri della nostra normale progressione nella progressione binaria diventerebbero

1 = 1
2 = 10
3 = 11
4 = 100
5 = 101
6 = 110
7 = 111
8 = 1000
9 = 1001
10 = 1010

Andiamo ora sugli esagrammi, a scoprire lo stupefacente!

(qui prendiamo in considerazione il cerchio, quello quadrato centrale è identico, di 64 caselle, e ne parleremo più avanti) Partiamo dal basso, dall’esagramma Po (in fondo, in mezzo al cerchio, il secondo a sinistra in senso antiorario) che  è 1 nella progressione binaria se si ignorano gli zeri che precedono; ma anche qui l’esagramma subito a sinistra di Po, il K’un, è composto da sei line spezzate, cioè 000000) Il successivo esagramma, Pi, a destra di Po, è 2 (espresso come 10 nella progressione binaria), e così di seguito.

Per fare un controllo, il modo migliore è di iniziare con un numero nella nostra progressione abituale di 10, quindi  trasformarlo nella progressione diadica. (quello che abitualmente fanno tutti i programmatori con il “linguaggio macchina”)

Per fare questo occorre dividere il numero per 2, scrivere il quoziente sotto e il resto di fianco. Poi dividere ancora il quoziente per 2, mettere il nuovo quoziente sotto e il resto di fianco; quindi continuare in questo modo fino a quando si ottiene un quoziente uguale a zero. La colonna laterale dei resti è il numero da cui siamo partiti espresso nella progressione binaria.
Ora per  trasformarlo in esagramma, tracciamo una linea spezzata accanto ad ogni 0 e una linea intera accanto ad ogni 1. Questo ci darà l’esagramma che corrisponde al numero col quale abbiamo iniziato.

2 esempi: il risultato in fondo a queste due tabelle è utile per ricavare da un numero qualsiasi 1 o 0 mentre quelli a destra forniti dai resti danno sia il numero binario e nello stesso tempo la linea intera o spezzata dei 64  esagrammi dei  I-Ching.

es. n. 50 diviso 2

…………..= 25  resto 0 = ___  ___
diviso 2 = 12  resto 1 = _______
diviso 2 =   6  resto 0 = ___  ___
diviso 2 =   3  resto 0 = ___  ___
diviso 2 =   1  resto 1 = _______

diviso 2 =   0

es. n. 64 diviso 2 

………….= 32 resto 0 = ___ ___
diviso 2 =16 resto 0 = ___  ___
diviso 2 =  8 resto 0 = ___  ___
diviso 2 =  4 resto 0 = ___  ___
diviso 2 =  2 resto 0 = ___  ___

diviso 2 =  1

se il risultato ci fornisce meno di 6 righe per formare l’esagramma si aggiungono  tanti zeri  per completarlo.

 

l’ on-off  = acceso-spento, inserito-disinserito, polo positivo-negativo lo otteniamo alla base. cioè lo Yang e Yin = attivo-passivo, polo positivo-negativo, maschio-femmina.

Senza dover illustrare tutti i vari simbolismi “filosofici” oppure “oracolari” dei I-Ching, cerchiamo di restare legati al pensiero fondamentale della dottrina pitagorica: “I numeri sono il principio di tutte le cose. Tutte le cose che si conoscono hanno un numero; senza questo nulla sarebbe possibile pensare, né conoscere”.-  Alla scuola di Pitagora era apparso inadeguato il principio unico dei naturalisti ionici. Per rendere conto di questi più complessi problemi sdoppiarono il principio in due opposti: da una parte il principio del limitato, del finito, dell’unitario, che rappresentava l’ordine, il cosmo, il bene; dall’altra il principio dell’illimitato, dell’infinito, che raffigurava il disordine, il caos, il male. La loro grande intuizione (almeno così ci è stata tramandata) consistette nel vedere nei numeri e nei loro rapporti “la chiave” e la struttura ultima di questo assetto dualistico della realtà, ma col termine “numeri” i pitagorici intendevano soltanto i numeri interi, concepiti come collezioni di più unità. Non fecero particolari indagini sulla natura di queste unità, limitandosi a rappresentarle con punti, circondati ciascuno da uno spazio vuoto. Volevano ad ogni costo cogliere il modo con cui dalla collezione di più unità si generano tutti gli esseri. Le leggi della formazione dei numeri venivano considerate come leggi della formazione delle cose, e si riteneva di poter trovare in esse  la vera ragione esplicativa del mondo fisico e morale.

La più importante di queste leggi era costituita dall’opposta struttura dei numeri dispari e di quelli pari. L’antitesi dispari/pari veniva così  assunta a principio di una serie di altre nove opposizioni, che spezzavano il mondo in due: limitato-illimitato, uno-molti, maschio-femmina, luce-tenebre, acceso-spento, buono-cattivo, quadrato-rettangolo, attivo-passivo, cielo-terra,  ecc.
Alcune di queste nove opposizioni avevano palesemente un carattere fisico; altre invece un preciso carattere morale. Quindi questa presenza di significati multipli finiva con l’infondere ai numeri in generale, e a certuni di essi in particolare, un vero e proprio valore magico-simbolico..  Così un certo numero dispari veniva assunto per rappresentare una cosa, quello pari fu legato a un’altra..

Prendiamo ora i primi fondamentali dieci esagrammi cinesi e ricordiamoci della suddivisione CIELO (tutti numeri dispari), TERRA (tutti numeri pari)  e seguiamo le relazioni date dai creatori dei I-Ching. (ma anche qui non dimentichiamo il valore magico-simbolico,  che ci ricorda moltissimo quello pitagorico)

Intanto osserviamo  il cerchio che contiene gli esagrammi;  In basso, primo a sinistra, l’esagramma 2 (K’un) ha il  il significato di  passività, sottomissione all’1 che ha creato tutte le cose; e non a caso é rappresentato da sei line spezzate, cioè in binario 0-0-0-0-0-0 In alto, primo a destra, troviamo l’esagramma 1 (Ch’ien) con il significato cielo attivo, creatività primaria, la fonte di tutte le cose;  e non a caso è rappresentato interamente con sei linee,
cioè in binario 1-1-1-1-1-1

Se invece gli esagrammi vogliamo rintracciarli nel quadrato 8 x 8 (posto al centro del cerchio) la ricerca è facilitata, il primo (000000 – 6 righe spezzate) si trova nell’ ULTIMA casella in fondo a destra (la 64), l’altro (111111 – 6 righe intere) nella PRIMA casella (1) a sinistra in alto. Attenzione, abbiamo finora parlato della tabella sopra, cioè quella dei I-Ching

MENTRE QUESTA SOTTO E’ LA RAPPRESENTAZIONE DELLA MEMORIA DI UN COMPUTER CON I SUOI INDIRIZZI ENTRAMBE LE DUE TABELLE COINCIDONO IN REALTA’  ALLA RAPPRESENTAZIONE BINARIA.  E SONO PERFETTAMENTE  IDENTICHE !!!

000000 000001 000010 000011 000100 000101 000110 000111
001000 001001 001010 001011 001100 001101 001110 001111
010000 010001 010010 010011 010100 010101 010110 010111
011000 011001 011010 011011 011100 011101 011110 011111
100000 100001 100010 100011 100100 100101 100110 100111
101000 101001 101010 101011 101100 101101 101110 101111
110000 110001 110010 110011 110100 110101 110011 110111
111000 111001 111010 111011 111100 111101 111110 111111

INIZIANO E TERMINANO ALLO STESSO MODO (anche se all’inverso)
SONO 64 CASELLE MA ENTRAMBE PARTONO  DALLO 0 E TERMINANO AL 63 (e quest’ultimo è l’indirizzo più grande delle posizioni di memoria in binario del computer)

I due esagrammi, nei I-Ching,  che abbiamo citato sopra, e così tutti gli altri (a parte la simbologia) hanno sempre lo stretto legame (in binario) con la suddivisione pari e dispari, cioè Cielo e Terra e procedono in progressione come nella tabella sopra.. Nella simbologia legata al numero invece abbiamo: (prendiamo i primi dieci)

1 (dispari)  Cielo, produce acqua e 6 il numero (pari)  della Terra lo completa
2 (pari)  Terra,  produce il Fuoco e 7 il numero (dispari) del Cielo lo completa
3 (dispari) Cielo, produce il Legno e 8 il numero (pari) della Terra lo completa
4 (pari) Terra, produce Metalli e 9 il numero (dispari) della Terra lo completa
5 (dispari) Cielo, produce Suolo e 10 il numero (pari) della Terra lo completa

E’ una teoria simbolica affidata ai numeri, simile a quella dei Pitagorici, come ci fu riferita da Diogene Laerzio: “i quattro elementi della filosofia greca, sono Fuoco, Acqua, Terra e Aria, e derivano indirettamente dai numeri” (Diogene Laerzio, Vite, Libro VIII, cap.19)

Ci fermiano per il momento qui. Sembra proprio che oltre a Leibniz, ad entrare in possesso di una copia del vecchio diagramma, che mostra gli esagrammi in circolo e in quadrato e che lo stesso Leibniz poi ci ricava (quello che già esisteva – il sistema binario)  ne siano venuti in possesso anche i pitagorici, ma anche loro come Leibniz ci capirono poco. Ma quest’ultimo (e lo abbiamo dimostrato già sopra) scoprì  in quei segni una cosa molto semplice (e fu geniale nell’intuirla);  che se sostituiva a ogni riga spezzata lo 0, e a ogni linea intera l’1, i 64  esagrammi procedevano in “progressione binaria” dal numero 0 al 63, e che si basavano sulla permutazione di due cifre o quantità.
Oggi i commutatori elettronici (seguendo la tabella sopra riportata che è la stessa dei I-CHING) operano con lo stesso sistema, flip-flop, acceso-spento, con i commutatori che hanno due posizioni e sono rappresentate dal numero 1 e dallo 0. (e con questa informazione procedono su una stringa (byte) di 64 bit. Quello che oggi poi appare stupefacente, recentemente scoperto dai neuroscienziati,  è che i neuroni nel sistema nervoso centrale degli esseri umani e di altri animali superiori, obbediscono alle stesse leggi. I bottoni sinaptici nel ricevimento degli stimoli (delle informazioni dei cinque sensi) sono “inseriti” o “disinseriti”, per effetto della differenza del potenziale elettrochimico ionico delle rispettive membrane (la cui potenza va da -30 mV a +70 mV  e determinano l’apertura-chiusura delle stesse membrane). Ioni che a loro volta generano un flusso di corrente negli assoni in pacchetti di quanti, che vanno poi a depositarsi nei neuroni lasciandovi (immagazzinandovi) una traccia; è la “traccia mnestica” (presunta registrazione fisica – “in bit”, “in quanti di energia”) dei nostri ricordi o esperienze; una traccia che nessuno fino a oggi ha mai visto, ma in cui molte persone credono.  I neuroscienziati che la cercano, gli hanno già dato un nome “ENGRAMMA”.

John von Neumann, lo scienziato teorico dell’informazione ha già stimato che i ricordi memorizzati durante una vita umana media dovrebbero ammontare a 2,8-1020 (280.000.000.000.000.000.000) bit;  fra quelli che ricordiamo e quelli che abbiamo immagazzinato ma non abbiamo più richiamato alla nostra mente. Ma ci sono! Questo già lo sappiamo con la PET (Tomografia a Emissione di Positroni).

In sostanza l’engramma dovrebbe comportarsi in questo modo; ad ogni ricezione di pacchetti di quanti, lascia una traccia dentro nelle nostre “scatolette”(neuroni). Si comporta come il classico “codice a barre” che il commesso di un supermercato applica su una scatola di pelati quando questi entrano nelle varie “aree” dei  “magazzini”; un generatore di impulsi elettronici, in pacchetti di quanti, scrive una traccia (“elettro-mnestica” stampata su un’etichetta o magnetizzata su un supporto), ed ogni qualvolta  la commessa al banco deve leggere prezzo, caratteristiche o altro, usa all’inverso un lettore che legge la “traccia di quanti”, “memorizzata”. (ogni memoria é inserita in molte connessioni, e ciascuna connessione è implicata in varie memorie – e la nostra rete neurale è fatta proprio così, comprese le “aree” dei “magazzini”) Forse l’era dei calcolatori elettronici, e in parallelo la neuroscienza, potrebbe paradossalmente fornirci una maggiore comprensione dell’antico Oracolo delle Mutazioni; l’ I Ching. O il perchè? di tutte queste singolari ma anche misteriose corrispondenze con i pitagorici, con Leibniz, con  Boole, e oggi con i nostri calcolatori, e con gli indirizzi del nostro computer che in questo preciso istante stiamo usando proprio grazie a I-CHING.

O forse fra poco tutta la logica tradizionale salterà; quella dei i Ching,  la pitagorica (monca), quella di Leibniz , di Boole e di Neuman (copiata dalla prima), e si ripartirà dallo ZERO.

Compreso Einstein. La sua equazione sembra sia stata “copiata” a un autodidatta di matematica; De Pretto, che nel 1903 il 23 novembre, pubblicò al Reale Istituto Veneto delle Scienze il suo studio; Ipotesi dell’etere nella vita dell’Universo”. Formulava già l’equazione E=mc2. Un anno dopo Einstein pubblicò il suo lavoro, L’inerzia di un corpo è dipendente dal suo contenuto di energia?.  Non accenna a De Pretto, per Einstein la riflessione scientifica era fuorviante se si incentrava la questione sull’etere. (Simile a quell’uno dei cinesi? Quasi una religiosa ortodossia). (1)

Il numero citato sopra di bit,  sembra impossibile raggiungerlo con i nostri chip o una serie di chip. Ma solo quelli attuali, fatti con il silicio, non quelle nuove macchine  che “sono già allo studio, basate su strutture molecolari  che possono essere specificate da molecole di Dna e quindi realizzare macchine che sono riproducibili biologicamente. Da questa tecnologia del futuro potrebbe anche emergere una nuova microelettronica basata sulle proprietà quantiche di molecole organiche, anzichè utilizzare le proprietà fisiche del silicio che sono attualmente applicate nel chip. Quello  più complesso ha già, su una “scheggia”, circa 25 milioni di transistor;  si pensa di arrivare nei prossimi decenni a 100 mila miliardi di transistori su un centimetro cubo. Ma la velocità di elaborazione non dipenderà tanto dal numero dei transistori ma dalla complessità delle interconnessioni tra di essi (come le reti neurali).  Si arriverà dunque, al limite fisico critico delle possibilità offerte dal silicio? Nessuna paura, a sostituirlo ci penserà il Computer quantico. In grado di avvicinarsi a quel numero espresso da Neuman. Capace di memorizzare tutte le informazioni dell’intera nostra vita, fin dalla nascita, minuto per minuto, da rivedere -con un “lettore quantico”- in ogni momento, come in un film, addirittura in tridimensionale”. “Esistono già alcuni centri di ricerca nel mondo che stanno esplorando i possibili metodi di estrazione di energia dal vuoto quantico, cioè, creare energia letteralmente dal nulla.” (Federico Faggin; inventore del primo microprocessore, relazione tenuta a Vicenza, il 5 ottobre 1999

“E’ già dimostrato che è possibile creare un computer che opera su “qubits”:  bit di informazione che sono simultaneamente sia UNO che ZERO – un paradosso nella logica tradizionale (in questo caso sia occidentale che orientale. Ndr).  Possibile soltanto usando porte logiche quantiche”. (cit.Idem)

Ritorneremo dunque al mondo UNITARIO? Ma siamo sicuri che la matematica binaria sia davvero matematica? Quell’UNO omesso dai cinesi cosa voleva dire?

Fung Yu-lan, Storia della filosofia cinese
Geymonat, Storia del pensiero filosofico e scientifico
Judit Hooper, Dick Teresi, L’universo della mente.
G.M. Edelman. Sulla materia della mente
John Eccles, La conoscenza del cervello
McCarthy/Warrington, Neuropsicologia cognitiva
John Barrow, Il mondo dentro il mondo
Karl Lashley, La fisica della mente
Geoff Dromey, Algoritmi fondamentali nella programmazione
G.L. Simons, Intelligenza artificiale, nuova frontiera.
Federico Faggin, “I prossimi cinquant’anni: sarà l’era del computer quantico?”.
(relazione all’Accademia Olimpica a Vicenza –  6 ottobre 1999)
Alfred Douglas. I Ching
Sam Reifler. I Ching
R. Wilhelm, I Ching. Prefaz. di C.G.Jung
John Blofeld, I Ching
(1) Umberto Bartocci, “Einstein e De Pretto, La vera storia della formula più famosa del mondo”
Edizione Andromeda, di prossima pubblicazione

Sergio Casavecchia
Sergio Casavecchia