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Il Qigong

 

Origini del nome Qigong

Il Qigong è stato conosciuto con molti nomi diversi attraverso la storia cinese. In tempi antichi era chiamato “Tu gu na xin” (lett. Espellere il vecchio, assorbire il nuovo), “Xing qi” (lett. Muovere il Qi), “Yang sheng” (lett. Nutrire le forze vitali), “Nei gong” (lett. Lavoro interiore). Ma la denominazione più comune anche in passato era “Dao yin” (lett. Guidare e condurre), che era una contrazione di un’espressione più lunga e complessa: “Dao qi ling he, yin ti ling rou” che letteralmente significa “Guidare il Qi porta all’armonia, condurre il corpo porta alla flessibilità”.
La spiegazione di questa espressione è che attraverso il riequilibrio della respirazione puoi fare in modo che il Qi degli organi, dei visceri e di tutti i meridiani sia in armonia; attraverso il movimento degli arti, puoi rendere tutto il corpo più flessibile, agile e armonioso. Questo nome si riferisce ai componenti principali dell’auto – terapia: respirazione ed esercizi fisici.
Il termine Qigong è in realtà molto recente. Fu menzionato per la prima volta in un testo attribuito al maestro taoista Xu Sun (morto nel 374 d.C.), ma più probabilmente databile durante la din. Ming (1368 – 1644). La parola Qigong, non fu comunque usata nell’accezione corrente specializzata di “Arte della coltivazione del Qi”, fino al ventesimo secolo.
Secondo l’autrice e studiosa taoista C. Despeux, la parola Qigong apparve nei titoli di due opere pubblicate nel 1915 e 1929, dove “designa la forza proveniente dal lavoro con il Qi e le applicazioni marziali (della stessa forza). L’uso terapeutico di questo termine porta la data del 1936, quando un certo Dong Hao pubblicò a Hanzhou un’opera intitolata “Terapia speciale per la tubercolosi: Qigong”. Da quel momento “qigong” è stato ampiamente usato in questa accezione medica, rappresentando tutte le discipline auto–terapeutiche composte da esercizi e meditazione, dai tempi antichi fino ad oggi.

Etimologia e significato di Qigong

Il nome ormai comunemente usato per designare tutte le tecniche di pratica interiore del sistema corpo – respiro – mente è “Qigong”, composto dai due ideogrammi: “Qi” e “Gong”.

Il primo indeogramma, Qi, ha un’etimologia complessa, poiché è utilizzato da migliaia di  anni con un significato che si è evoluto e modificato nel corso della storia. Era già presente sulle ossa oracolari risalenti ad almeno settecento anni prima di Cristo. Anticamente il carattere era composto dalla sola parte superiore ed esterna, raffigurando solo del vapore che dalla terra sale verso il cielo. In un secondo momento, vi è stato aggiunto il radicale “mi”, indicante il chicco di riso, quindi, quella parte materiale che cuocendo rilascia il vapore, tendendo a rimanere in basso. In sintesi, abbiamo la convergenza dei due elementi fondamentali: l’elemento celeste, yang e quello terrestre, yin. Vi era poi, un altro ideogramma, connesso con lo stesso concetto, formato dal radicale indicante il fuoco, unito ad un carattere con un significato di astrazione, un quid non quantificabile, non visibile, formato da un uomo che lotta contro un ostacolo (quest’ultimo carattere da solo ora significa “no”, è una negazione. Entrambi i caratteri danno bene il senso di un certo stato di materia-energia non quantificabile, non visibile, che trasmette informazioni ed è in continuo movimento.
Il secondo ideogramma, Gong, è composto anch’esso da due elementi: quello di sinistra, che gli dà la pronuncia, indica “lavoro”, quello di destra, invece, significa “forza / potenza”. Per questo il reale significato dell’intero carattere è un “lavoro meritorio”, fatto con impegno e costanza.
Il nome Qigong, è quindi un termine molto significativo, ma, indicando delle tecniche di pratica, anche di molto più ampio significato. Indica infatti tutto quello che può essere fatto per operare sul Qi: dal lavoro fisico sul corpo, muscoli, giunture, organi interni, … alla regolazione del respiro, della mente e del cuore; dal lavoro fatto su se stessi, interiormente, a quello fatto in relazione al mondo esterno e agli individui intorno a noi. Per questo in Cina si parla di Qigong, anche quando ci si rivolge a tecniche di cura che qui chiamiamo massaggi, shiastsu, riflessologia, pranoterapia, …

Il Pensiero Cinese

Per comprendere il significato anche di un solo termine cinese, bisogna fare prima di tutto alcune osservazioni sul tipo di cultura che li genera. Per quanto riguarda il pensiero cinese, la perplessità maggiore per gli studiosi è connessa con il modo in cui i concetti sono esposti: le teorie e le idee dei pensatori sono espresse in maniera concisa, sotto forma di sentenze brevi ma solenni, massime, aforismi.
I filosofi cinesi non hanno mai scritto, in passato, trattati formali, né avevano la necessità di creare una terminologia prettamente filosofica. Le idee si muovevano attraverso una trasmissione orale, di ‘ammaestramento’, più che di insegnamento; un modo prettamente pragmatico, volto a sottolineare l’importanza primaria dell’esperienza e la sperimentazione soggettiva, rispetto all’indagine teorica di una realtà astratta.
Un’altra cosa a cui bisogna poi fare attenzione è la lingua che è usata per esprimere i concetti filosofici di questa cultura. La lingua cinese è una lingua ideogrammatica, più adatta per rappresentare, insieme ai concetti, anche gli atteggiamenti mentali mettendo in luce il modo stesso di pensare dei cinesi, che procede per immagini concrete. In questo modo la lingua raffigura le idee e il pensiero, quindi si traduce in una visione concreta dei contenuti mentali; traduce simultaneamente tutto il processo di percezione, apprendimento e conoscenza con un lessico simbolico e semantico proprio degli ideogrammi. E’ anche un modo in cui si rappresenta e ci si rappresenta raffigurando cose e idee. Ciò significa pensare per immagini, non solo visualizzando un’idea o una cosa, ma facendone anche un ‘discorso sulla cosa raffigurata’. Quindi la lingua creata dai Cinesi è diretta ad ordinare i dati contingenti, gli eventi, gli accadimenti. La loro preoccupazione è, quindi, chiaramente quella, non di conoscere il mondo, ma di organizzarlo. A questo punto risulta comprensibile che ogni traduzione di testi cinesi, risulterà sempre un’interpretazione (per quanto obbiettiva) di natura personale, che tende a sottolineare soprattutto un’idea, dove invece il testo originale ne esprime di più, racchiudendo più significati.
Mondo come insieme ordinato  Nella visione dei Cinesi c’è un comune credo in un ordine umano simile a quello cosmico, derivato dal particolare processo di conoscenza attraverso l’apprendimento dell’esperienza, con il metodo analogico (rapporti, relazioni, corrispondenze). Questo metodo porta alla nozione di un tutto concreto. Si arriva così all’intuizione dell’ unità di cielo – terra – uomo, per cui lo studio di un caso particolare dell’esperienza è sufficiente per scoprire la verità generatrice di tutti i casi reali o possibili dell’universo. L’intuizione diventa nozione sia sperimentando l’alternanza di giorno e notte, delle stagioni, sia col pensiero analogico, ordinando la propria struttura mentale in concordanza al ritmo vitale universale: fu concepita una ‘legge’ insita nelle cose, perché il lavoro dei Cinesi seguiva un ritmo simile a quello annuale. Quindi realizzarono di seguire i corsi ed i ritmi del cosmo e di rifletterli in sé, attraverso i complementari Yin e Yang, concepiti come tempi opposti ed alternati di ‘riposo’ ed ‘azione’ dell’attività umana, concatenati dalla loro successione armonica che è la ‘legge universale’ o Dao (vedi sotto).
Universo: spazio-tempo (in cinese: Yuzhou)  Il termine stesso, in cinese, è composto dei due caratteri ‘spazio-tempo’. Già i Moisti, un’antica scuola filosofica, sorta ca. quattro secoli prima della nostra era, avevano intuito il ‘continuum spazio – temporale’ per cui spazio e tempo non sono due categorie, ma un insieme, perché “il movimento nello spazio esige la durata, e il motivo di questo è spiegato in prima e dopo’ ; inoltre prima e dopo (tempo) sottintendono vicino e lontano (spazio). L’Universo, perciò, è concepito come spazio temporalizzato, che presuppone un incessante movimento in cui, il ‘generatore non generato’, l’energia trasformatrice non soggetta a trasformazioni, porta alla cognizione della realtà come mutamento, e questo è il risultato dell’azione costante e alterna di yin e yang. Universo è quindi ‘Mutamento armonico’ (dove la mutazione è movimento ordinato)
Relazione uomo – natura La Natura, per i Cinesi, è ‘tutto ciò che è altro da me. L’osservazione della natura diventa un’esigenza primaria per conoscere la legge che regola l’Universo nel suo dinamico divenire, non per conoscere un dio al di là dell’esperienza; perché la Natura è regolata da un Ordine non esterno alle cose stesse. Infatti il Monarca, come il Signore dell’Alto, è la personificazione di quell’ordine, come Regolatore e tramite tra il Cielo e la Terra. La Natura, intesa come correlazione tra cielo, terra e uomo, è il luogo di conoscenza.
“Wuji er Taiji”  E’ una frase molto antica tradotta in diversi modi secondo l’interpretazione, una di quelle più accreditate è:”Ciò che non ha un Polo, è il supremo Polo”, mentre da un’altra parte si legge: “Prima era il Non Polo, poi venne il Supremo Polo”. Questa espressione in realtà molto complessa, è utilizzata come legge filosofica, che mette insieme due concetti fondamentali della cosmologia e filosofia cinese: il “Wuji” ed il “Taiji”.
Wuji – Indica: lo sconfinato, l’invisibile, il senza qualità, l’inizio primordiale (o anche il “brodo primordiale”) e la condizione originaria a cui ogni cosa tende a fare ritorno. Nella cosmologia cinese, dall’Wuji, si arriva ad un certo punto al Taiji, da cui si sviluppa la dualità Yin e Yang, … le cinque permutazioni dei Cinque Elementi (Wuxing) … fino alle Diecimila Cose.
Taiji – Chiamato anche “Grande Uno”, indica quella totalità indistinta e non ancora qualificata in Yin e Yang, ma che già li comprende in sé (tanto che il noto simbolo che li raffigura si chiama proprio Taiji). E’ tradotto “Grande Polo”, o anche chiamato “Vuoto” … e come vuoto, si intende, come ho letto da qualche parte: “Il vuoto paragonabile a quello che c’è in un punto preciso del torrente, quando l’acqua presente scorre via ogni momento per far posto a quella che sta arrivando continuamente.” Prende questo nome anche il Taiji Quan (scritto anche Taichi Chuan), molto conosciuto in occidente come forma di “arte marziale dolce”, in realtà, è anche una delle forme esterne di Qigong.
Yin – Yang  Abbiamo qui un binomio, e non due elementi contrapposti. Yin e Yang sono un insieme. Il loro mutamento è simile al sistema del calcolo binario, basato sul concetto alternato di presenza e assenza (0 e 1), per cui una diminuzione di Yin non è mancanza, perché va ad accrescere Yang. Perciò anche qui il mutamento è movimento ordinato determinato dall’opera di Yin e Yang, binomio che ristabilisce il dissidio apparente tra uno e molti (come insieme di modalità apparentemente contrarie ma alterne).
I due termini designano valori contrapposti, simboli antitetici che si attuano in modo ciclico. Le diverse modalità possono essere intese come proiezioni dell’uomo, necessitate dal contatto con la realtà e l’esperienza fenomenica, che si rivelano benigne e maligne allo stesso tempo. L’equilibrio delle due modalità fra loro annulla il dualismo apparente grazie alla loro complementarietà. Le relazioni che legano quindi i due elementi di questo binomio sono quattro: reciproca opposizione, interdipendenza, l’essere inversamente proporzionati l’uno con l’altro, e la continua trasformazione dell’uno nell’altro.
Queste due forze, apparentemente opposte, furono rappresentate con i simboli yin (pendio della collina in ombra) e yang (pendio della collina esposto al sole), ed assimilate a tutti i binomi, a tutte le coppie di opposti della Natura, come: Terra e Cielo, femminile e maschile, notte e giorno, … Questa teoria aveva relazioni molto strette con la magia denominata “magia omeopatica”, con cui aveva in comune il concetto di corrispondenza tra diversi fenomeni naturali.
Legge del Dao   Il carattere Dao (trascritto anche ‘Tao’), può avere diversi significati: insegnamento o arte, metodo; stile di vita; legge di natura che regola i tempi e le trasformazioni dei fenomeni; via o strada; manifestazione del volere celeste, supremo;… Un aspetto del Dao è la manifestazione armonica di Yin – Yang, poiché Yin e Yang sono il Dao (“Yi yin yi yang zhe wei dao” lett. “Una volta yin, una volta yang, questo è il Dao). In questo caso, quindi, il significato che ci riguarda è ‘legge di natura’, secondo cui yin e yang si susseguono in una rotazione e trasformazione continua. Il Dao divenne così la nozione base dell’unitarietà dell’universo. In questo modo non c’è alcun bisogno di ‘Esseri creatori’. Neanche lo Shangti (lett. Signore dell’Alto o Imperatore supremo), o il Tian (cielo) sono esseri creatori. Tuttavia il Sacro ha un posto di primaria importanza ed il culto diviene per eccellenza ‘Rito’, perciò sono presenti divinità tutelari e naturali. Il Signore dell’Alto era il sommo regolatore. Ma non basta. C’è l’esigenza di una legge che governi tutto.
Centro I Cinesi si accorsero che nel movimento del sole, nel tempo di uno spazio percorso, non c’è arresto, ma solo punti di riferimento. Perciò ci fu bisogno di orientarsi, così nacquero i quattro punti cardinali (gli angoli del mondo). Però, essendo le direzioni solo un mezzo, trovarono un quinto punto cardinale, il punto di riferimento simbolizzante il centro. Era anche la ricerca di un orientamento psicologico.
Questa è la nozione che si è sostituita all’asse, o ‘taiji’ (lett. Polo, o Grande Asse), per cui tempo e spazio erano riferibili all’asse come centro, la cui essenza era nel rapporto con l’unitarietà tra Uomo e Universo. ‘Zhong’, il centro, è un’estensione dell’asse, con un significato più profondo: l’Uno, l’Unità e la Fonte (il Dao).
Per quanto riguarda l’Asse o Polo, c’è una frase cinese che ne definisce il significato vero: “Wuji er taiji” Una delle interpretazioni di questa espressione, è: “Ciò che non ha Polo, è il Supremo Polo”. Secondo questa definizione, e secondo quella del “Paradosso di Huishi”(un filosofo cinese): ‘il centro del mondo è a nord di Yen e a sud di ye’, il centro che promuove le direzioni può essere ovunque e in nessun luogo, è illimitato ed infinito. E’ da considerarsi come un “punto neutro”, perché i punti cardinali sono relativi al centro, non hanno un valore assoluto. La Terra, e per traslato l’Uomo, coinciderà con il centro antropico: dove c’è l’uomo, lì c’è il centro. Quindi l’uomo è partecipe di macro e microcosmo, si volgerà dall’eso all’endocosmo, realizzando la sua funzione tra cielo e terra.
Riconoscersi con il Centro, significa riconoscersi con il Sé, cioè avere la potenzialità e l’esigenza di attuare il processo di individualizzazione perché il centro coincide con il Tutto Ontologico (è il Grande Uno – come spazio, è il Grande Principio –come tempo, ed è, per estensione, lo stesso Taiji – Realtà Ultima e Prima Realtà). Il taiji è al centro di tutte le cose, vasto come lo spazio, eterno come il tempo, ma perché si manifesti è necessario essere Uno con il Centro. L’uomo ha quindi la possibilità di assimilarsi con il centro.

Classificazioni del Qigong

Nel corso della storia cinese, i metodi di classificazione del Qigong sono stati molti, diversi a seconda delle scuole e degli autori. Le più comuni sono:
1. per corrente (medico, confuciano, taoista, buddhista e marziale),
2. per sistema (respirazione, trasporto del qi, posizione seduta statica e in piedi),
3. per contenuto (controllo fisico: postura; controllo mentale: concentrazione, distensione o meditazione; controllo respiratorio; auto-massaggio; movimento corporeo),
4. per forma (statico e dinamico),
5. per metodo (con un nome per ogni scopo ricercato, come: calma, nutrimento interno, trasporto del qi, pulizia e nutrimento, …
6. per tecnica (la categoria più numerosa: il piccolo e il grande circuito celeste, l’alchimia interiore, i 18 luohan, …)
La classificazione più generica è quella per forma, dove si differenzia un qigong più attivo o dinamico, che include il movimento (tra cui il Taiji quan), da uno più statico o passivo, in cui il corpo è più fermo, ed il qi è controllato attraverso la concentrazione, la visualizzazione e, soprattutto, il respiro. La classificazione più diffusa è quella che divide per correnti o scuole, ed è quella a cui mi riferirò in questa sede, per dare una suddivisione schematica dei vari scopi ricercati dalla pratica del Qigong:
Qigong Medico: comprende tecniche terapeutiche, indirizzate a varie sintomatologie o patologie. In realtà tutti gli esercizi sono considerati terapeutici, ma la classificazione dipende da dove è rivolta maggiormente l’attenzione. In questo insieme troviamo tecniche di auto – guarigione, quindi esercizi eseguiti dalla persona per superare un problema o per guarire da una malattia. Troviamo poi anche tecniche di ‘terapia del Qi esterno’, metodo molto antico in cui la persona diventa in grado di controllare il flusso di Qi, dirigendolo all’esterno per trasmetterlo ad un’altra persona.
Qigong confuciano: è rivolto a migliorare o rafforzare il carattere del praticante. Confucio (VI – V sec. a.C.) ha insegnato l’importanza di un comportamento etico e di interrelazioni personali armoniose. La concentrazione qui, è sullo sviluppo delle virtù nobili del confucianesimo: integrità o giustizia (Yi), saggezza o conoscenza (Zhi), benevolenza o equanimità (Ren), rispetto dei riti e dell’etichetta o educazione (Li), affidabilità o sincerità (Xin). Riportato alla medicina cinese: una persona integra sarà anche sana, e viceversa; infatti queste virtù, sono connesse, nella classificazione medica dei cinque movimenti, a corrispettive emozioni degenerative verso i vari organi interni, rispettivamente: ansia o tristezza (polmone), paura (rene), rabbia o risentimento, frustrazione e senso di colpa (fegato), gioia, eccitazione o shock (cuore), empatia o continuo pensare, rimuginare (milza).
Qigong taoista: direttamente e più apertamente derivato dalle tecniche di coltivazione della lunga vita degli asceti taoisti, e dalle danze e tecniche dell’antico sciamanesimo, comprende tecniche fisiche di imitazione del movimento degli animali, o comunque tese a riportare l’individuo in un fluido seguire le leggi naturali. Ma insieme a queste, c’erano anche pratiche dietetiche, sessuali, elioterapiche, tutte volte al raggiungimento della longevità, o dell’immortalità. Il Qigong taoista ortodosso, originario, comprendeva quattro livelli di pratica:
1. “Zhu ji” (lett. costruire le fondamenta): Con questo nome erano indicate le tecniche teoriche e pratiche di introduzione al Qigong: per il raggiungimento del rilassamento corporeo e mentale, per diminuire notevolmente il flusso dei pensieri, fino a fermarlo completamente.
2. “Ning jing lian qi” (Lett. Condensare il jing per raffinare il Qi): chiamato anche “Lian jing hua qi” (lett. Raffinare il jing per trasformarlo in Qi) La parola “ning” sta ad indicare la concentrazione mentale su alcuni punti del corpo (come per esempio i tre “dantian”), “lian qi” e “hua qi”: questi indicano che di conseguenza a quella concentrazione su un punto, il qi può scorrere all’interno del corpo come nube e pioggia, nei meridiani, dalla cima della testa fino ai piedi.
3. “Lian qi hua shen” (Lett. Raffinare il Qi per trasformarlo in Shen): qui, una volta raggiunta l’armonia tra mente – cuore e volontà cosciente(o intenzione), il qi sarà raffinato per raggiungere un livello più sottile di consapevolezza, spirituale. Quindi questo passo rappresenta uno sviluppo di sensibilità particolari non solo al livello fisico.
4. “Lian shen huan xu” (Lett. Raffinare lo shen per tornare al vuoto): per I taoisti questo è il passo più importante, in cui la “perla brillante” all’interno del dantian, si espande nel busto fino alla testa, illuminando tutto il corpo, che diventa così radiante da portare la persona in diretto contatto con il tutto. E’ l’estasi in cui si eliminano tutti i confini tra uno e molti, tra “io” microcosmo ed il macrocosmo universo, o Natura.
Qigong buddhista: I praticanti buddhisti hanno derivato le loro tecniche da influenze culturali esterne, in particolare tibetane e indiane. Lo scopo di un Qigong definito buddhista è comune a quello dello stesso buddismo: sviluppare delle virtù, che possano, attraverso un’elevazione spirituale, portare la persona all’illuminazione. Ma lo scopo non ultimo delle tecniche bubbhiste era, anche qui, ottenere, dopo la salute fisica, anche vari “poteri”, capacità particolari di veggenza per esempio.
Qigong marziale: lo scopo di quest’ultimo è rafforzare il fisico e sviluppare la capacità di dirigere il Qi all’esterno per colpire l’avversario, e più importante, sensibilizzare il praticante a prevenire i colpi dell’avversario.
Comunque lo scopo ultimo è, anche qui, quello di raffinare la personalità del praticante, in modo da evitare di arrivare al combattimento. I cinesi dicono che il vero Maestro di “arti marziali” è colui che non ha bisogno di combattere. La mia opinione riguardo l’abitudine di classificare, differenziando, le varie tecniche di pratica del Qigong, è che siano tutte comunque fuorvianti, in quanto la differenza fondamentale di tutte le pratiche è, secondo me, lo scopo per cui si pratica il Qigong. Infatti, se lo scopo è fisico, terapeutico, spirituale, sportivo, culturale, religiosa, … si potrà anche utilizzare lo stesso tipo di esercizio, di posizione o di movimento con un’attenzione mentale puntata ad uno scopo invece che ad un altro.

Principi Teorici del Qigong

Ci sono vari concetti connessi con il qigong, che bisogna conoscere per capire bene le modalità di lavoro del qigong: il significato di Jing, Qi, Shen; i tre Tiao (armonizzazioni), Tiao Shen, Tiao Xi e Tiao Xin; il Dantian; la teoria di yin-yang e dei Wu Xing (5 fasi); il sistema dei Jingluo (lett. “ordito – trama”, qui indica i meridiani principali e i collaterali); gli Zang Fu (lett. “palazzi e magazzini”, qui indicano organi e visceri).
Jing, Qi, Shen: Chiamati anche i “Tre tesori”, sono tre forme di energia, dalla più grossolana alla più sottile; Jing eShen sono anche definite come le forme yin e yang del Qi. Si possono anche collegare i tre Tesori, con corpo, respiro e mente. Qui torniamo ai tre principi del Qigong, per cui bisogna lavorare con tutti gli aspetti della persona: non è possibile dare attenzione al corpo, senza darla alla mente, o al respiro, o viceversa non si può praticare solo la meditazione senza considerare il corpo (come si fa in molte tecniche religiose).
Inoltre, se esso è yin rispetto al Qi, ha esso stesso espressioni yin e yang. L’aspetto yang è rappresentato dalla saliva.  Questa, nonostante sia fisicamente composta di enzimi digestivi, e di anticorpi protettivi, energeticamente è legata alla sessualità. Nelle tecniche sessuali del Qigong taoista, i partners sono consigliati di ingerire la saliva del compagno come scambio del qi sessuale durante il rapporto. Per la medicina cinese il Jing cresce e si sviluppa lentamente durante la fanciullezza, raggiungendo il suo massimo all’età di 21 anni, poi decresce, a meno che non controlli e si aumenti con la pratica del Qigong. La diminuzione di Jing è associata, per questo, con molti dei segni di invecchiamento come osteoporosi, abbassamento della funzionalità del sistema immunitario, mancanza dalla libido, capelli bianchi, rallentamento dei riflessi, memoria povera.
Jing è l’energia che crea il midollo osseo e la materia grigia del cervello (cervello era chiamato anche “sui hai”, o mare dei midolli.). Una delle tecniche più famose del qigong taoista era “huan jing bu nao” (lett. “invertire il Jing per ristabilire il cervello”).
Ci sono tre risorse esterne per accumulare Jing: è ereditato dai parenti; deriva dalle parti raffinate e purificate del cibo; e, nel Qigong taoista, è dato e assorbito dal proprio partner sessuale. Ci sono anche varie risorse interne di Jing: la maggiore riserva è il Dantian inferiore; tra gli organi interni la sua sede è nel sistema dei reni (che include non solo i reni, ma anche le surreni e il sistema urogenitale). Secondo i testi alchemici taoisti, il Jing è prodotto internamente dalle energie combinate di reni e polmoni. Qualunque cosa migliori la salute di questi organi, aumenterà anche la riserva di Jing.

Qi – Il carattere di Qi ha un’etimologia più complessa, essendo utilizzato per migliaia di anni, fin dalle ossa oracolari risalenti ad almeno 700 anni prima di Cristo. Prima raffigurava solo del vapore che sale (prima immagine del carattere), poi vi è stato aggiunto lo stesso radicale che forma il Jing, indicante il chicco di riso (seconda immagine). Quindi qui si uniscono i vapori che dalla terra salgono verso il cielo a formare nubi, ed il riso, quindi la parte materiale che cuocendo rilascia quei vapori, tendendo a rimanere in basso. Si sintetizzano le convergenze dei due elementi fondamentali: l’elemento celeste, yang, e quello terrestre, yin. Il Qi del cielo che preme da sopra, insieme a quello che viene dalla terra che preme da sotto. Inoltre vi era un secondo carattere connesso con lo stesso concetto (terza immagine), formato dal radicale indicante il fuoco, unito ad un carattere con un significato di astrazione, un quid non quantificabile, non visibile, formato da un uomo che lotta contro un ostacolo. Quel carattere da solo ora significa no, negazione. Entrambi i caratteri danno bene il senso di un certo stato di materia-energia non quantificabile, non visibile, che trasmette informazioni ed è in continuo movimento.
Il concetto di Qi si è sviluppato nel tempo, insieme alla medicina cinese. Infatti, via via che le basi teoriche della medicina delle corrispondenze sistematiche diventavano più solide e specifiche, anche il significato di vecchi termini, utilizzati in passato, cambiò. E’ questo il periodo in cui apparve per la prima volta un termine che aveva il significato di influenza sottile (qi) e scompare il termine “gui”, demone. Quindi, dove in passato si definiva un’influenza esterna maligna “demone cattivo” (xiegui), ora si cominciò ad utilizzare al suo posto la definizione di “influenza sottile maligna” (xieqi). Il termine Qi mantenne questo significato fino all’undicesimo, dodicesimo secolo d.C., quando, probabilmente, apparve anche il chicco di riso sotto il vapore. Da qui in poi, si può veramente tradurre il carattere di “Qi” come energia, soffio, energia vitale.
Il Qi nella medicina cinese è poi classificato in base alla sua qualità nella fisiologia del corpo umano: Yingqi (Qi nutritivo), Weiqi (Qi protettivo), Xieqi (Qi patologico, perverso), Yuanqi (Qi primordiale), Zongqi (Qi primario), Zhengqi o Zhenqi (Qi autentico o immunitario).
La sua energia è invece perduta quando passiamo troppo tempo a guardare fuori, preoccupandoci degli avvenimenti esterni o delle nostre idee rispetto a quelli. Gli stati di mente disturbata, confusa, … sono malattie dello Shen.
Mentre il Jing scorre attraverso le ossa e il Qi attraverso i meridiani principali, lo Shen scorre attraverso una serie di canali chiamati “Otto meridiani straordinari”. Questi sono quei percorsi su cui si focalizza l’attenzione attraverso alcune classiche meditazioni di Qigong, come “La piccola Circolazione celeste” (Xiao Zhoutian).
I tre tiao (Le tre armonizzazioni) – Questi sono i tre principi fondamentali della pratica del Qigong, che lo rendono completo come sistema di pratica, perché non tralascia alcuno dei principali componenti dell’organismo umano: corpo, respiro e cuore-mente:
1. Tiao Shen (Armonizzare, regolare il corpo)- Essenzialmente, questo significa fare in modo che il corpo si rilassi: che ogni cellula del proprio corpo raggiunga un rilassamento completo, cosicché anche la mente si rilassi di conseguenza. Quando vi è un disturbo in qualche parte del corpo, vuol dire che il Qi non scorre liberamente. Attraverso le tecniche che permettono il “Tiao Shen”, e quindi, attraverso la regolazione del corpo ed il raggiungimento dell’equilibrio, è eliminato il blocco di energia (Qi), che può così scorrere in modo fluido e, se c’era dolore, scompare disciogliendo le tensioni. Si lavora sullo scorrimento, perciò, del Qi all’interno dei meridiani, si controlla lo Zheng qi (Qi autentico), regolando il corpo ed anche la mente, in modo che questa controlli le funzioni dell’intero organismo, anche attraverso l’incanalamento dell’energia data o ricevuta, negli organi malati. Nelle arti marziali, questo controllo del Qi avviene, fino ad emetterla per attaccare o difendersi dal nemico. In termini più occidentali, si punta al rilassamento di muscoli, giunture, ed alla bonificazione dei tendini. La corteccia cerebrale entra in uno stato di inibizione protettiva, di tranquillità. In questa situazione di rilassamento, i segnali trasmessi dalla corteccia cerebrale, di cui un terzo sono emessi dalle mani (soprattutto dal palmo), la posizione statica o il lento movimento fa sì che rivolgiamo la direzione dei campi magnetici dove più ci serve.
2. Tiao Xi (Armonizzazione del respiro) – Regolare la respirazione, significa far sì che l’energia presente nell’atmosfera possa entrare ed essere utilizzata bene dal corpo, in modo da allungare la vita di tutte le cellule, e così anche la vita umana. Inoltre regolare il respiro serve ad aprire la mente, a potenziare le capacità del cervello, a far uscire le tossine dal corpo attraverso i polmoni e la pelle. La respirazione naturale dovrebbe essere regolare, lunga, sottile e profonda, ma mai forzata. Ma cosa si intende per respirazione, quando si lavora con essa? Ci sono tre fasi che completano il ciclo respiratorio. Respirazione esterna, la prima, è quella di solito considerata da sola come respirazione; in realtà è solo il primo scambio di aria che avviene all’interno dei polmoni, tra gli alveoli e i capillari polmonari, dove il gas passa nel sangue. La Distribuzione dell’aria, seconda fase, avviene nel sangue, dai capillari della circolazione polmonare attraverso tutta la rete di vasi e capillari periferici. La terza fase, quella della Respirazione interna, coincide con lo scambio interno, tra la circolazione sanguigna e le cellule dei tessuti. Da lì, poi, effettuato il nutrimento, la circolazione sanguigna serve al contrario, per riportare ai polmoni il gas già utilizzato, l’aria vecchia, da eliminare, per completare la purificazione di tutte le cellule nutrite. Quindi, il sistema respiratorio e quello circolatorio, sono strettamente connessi: il cuore comanda la circolazione, ma il sangue raggiunge le varie parti del corpo solo quando l’energia dei polmoni fluisce senza interruzione. Il compito dei polmoni non è perciò solo di scambio con l’esterno, ma anche di distribuzione del nutrimento in tutto il corpo.
3. Tiao Xin (Armonizzazione del cuore-mente) – Visto che cuore e mente sono indicati qui da un unico carattere (anticamente la sede della mente era considerata essere proprio il cuore), il lavoro di regolazione è questa volta rivolto al cuore-mente, come sistema di emozioni, sensibilità, reattività, apparato psicofisico. Bisogna sgomberare la mente da ogni preoccupazione, coltivare pensieri positivi. “Noi siamo come un pino fermo e stabile, esternamente sereni e rivolti verso la natura. Tutto quello che riguarda il nostro corpo è come gli uccelli, e i fiori della natura esterna”. La mente deve essere calma e rilassata come l’acqua di un lago. Lo scopo più alto è non sentire più i limiti tra noi e la natura intorno a noi. “Il piccolo non ha confini interni, il grande non ha confini esterni.” Dal punto di vista mentale, quindi, il Qigong regola la corteccia cerebrale ed il cervello su cui sono riflessi i pensieri e le attività mentali. La visualizzazione e la meditazione sono potenti mezzi di regolazione delle emozioni, ed attraverso quelle, degli impulsi nervosi che causano la produzione, tra l’altro di sostanze fisiologiche e chimiche (come l’adrenalina, o … la produzione della saliva). Si ha una sistematizzazione dell’attività elettrica delle cellule cerebrali nella corteccia, e un incremento della stessa funzione cerebrale, con l’entrata in uno stato inibitorio protettivo, che aiuta la riparazione degli organi interni. Regola la funzione del Sistema Nervoso Vegetativo, cura l’ipertensione, l’ulcera gastrica, la nevrastenia, diminuisce e riequilibra le secrezioni interne, abbassa il colesterolo e cura le malattie cardiovascolari. Migliora i focolai causati da riflessi patologici, tratta malattie croniche di cuore, fegato, polmoni, milza, nevrosi e cancro; può far aumentare la secrezione di bile, bilanciando così le funzioni digestive. Tutto questo avviene sempre se si fa un lavoro costante su tutti i componenti dell’organismo, e quindi, lavorando insieme con le tre armonizzazioni.
Il Dantian inferiore è considerato la radice dell’uomo, è il luogo di origine dei “cinque soffi” (altra antica denominazione dei cinque Qi, elementi o movimenti), racchiude l’essenza ed è il luogo dove si raccoglie il rimedio, il Dan. E’ la porta di unione di Yin e Yang.
A partire dal dodicesimo secolo, i campi di cinabro sono prima di tutto sede di trasformazione del Jing, del Qi e dello Shen, sono tre regioni del corpo attorno alle quali sono concentrate le tre tappe del lavoro psico-fisiologico del Qigong, chiamato anche Neidan, perché rappresenta l’insieme delle tecniche che permettono la coltivazione del Dan interno e quindi la possibilità di ottenere la longevità. Ecco perché in molte delle tecniche usate, si sviluppa la capacità di concentrazione sui Dantian, per sviluppare, coltivandolo, il principio vitale, chiamato anche “embrione della longevità”.
Teoria del binomio Yin-yang e dei Wuxing (cinque fasi, movimenti) – Per quanto riguarda la teoria del binomio Yin-yang, l’abbiamo già brevemente trattata sopra. Ora brevemente introduciamo quella dei Wuxing, collegandola a quanto già detto di Yin e Yang.

Tutto ciò che esiste è il prodotto di un’unica energia che si manifesta a vari livelli. Nella cosmologia cinese, il cosmo è un’immagine del principio (Dao), non il principio stesso. Il Taiji (lett. “Il Grande Polo”, raffigurazione della apparente dualità in continua trasformazione di Yin-yang) rappresenta che l’unità rimane anche dopo la trasformazione avvenuta durante e dopo la creazione dall’ Wuji (lett. “Non Polo”, “L’ultima vacuità” a cui si tende come scopo ultimo di tutte le pratiche spirituali).

Dunque, nella manifestazione dell’universo: dall’ Wuji si giunge al Taiji (dal Nulla si arriva all’Uno); dal Taiji si hanno Yin e Yang (dall’Uno si passa al Due), da Yin e Yang e dalla loro continua trasformazione in tre (cielo, terra e uomo al centro), quattro (le quattro direzioni che l’uomo vede intorno a se), cinque (le quattro direzioni più il centro, come comprensioni della relatività delle direzioni stesse, e della propria centralità), man mano si arriva alla differenziazione più particolareggiata con le “Diecimila cose”. Ma la differenziazione è solo relativa, qualitativa, legata al continuo movimento trasformatore circolare di Yin e Yang. Dire che tutto è materia, o tutto è energia, a questo punto è la stessa cosa. L’energia è materia indifferenziata (stato yang), la materia è energia differenziata (stato yin). Più l’energia prende forma più essa è yin, meno ha forma più è yang.
Nello “Huangti Neijing” si dice: “Per trattare le malattie bisogna andare fino alla radice. Ora lo Yang accumulato forma il cielo, lo Yin accumulato forma la terra. Lo Yin è tranquillità, lo Yang è movimento. Lo Yang fa nascere, lo Yin fa crescere. Lo Yang fa morire, lo Yin sotterra…” Yin e Yang fermi si combinano, movendosi si separano, si differenziano, ed è proprio attraverso questa differenziazione dovuta al movimento continuo, inevitabile, che si hanno gli Wuxing, le cinque fasi (o cinque elementi, movimenti, come sono definiti sui testi occidentali).
Il fondatore della teoria filosofica degli Wuxing, connessa con la natura e che influenzò il sistema di corrispondenza della medicina cinese, fu Zou Yan (circa 350 – 270 a.C.). Secondo questa teoria, l’autore suddivise le connessioni di fenomeni naturali e concetti astratti, non in due (come nella teoria yinyang), ma in cinque linee di corrispondenza, scegliendo come simboli i cinque elementi naturali: metallo, legno, acqua, fuoco e terra. Il principio dinamico di trasformazione ciclico era lo stesso: ognuno di questi elementi era solo una fase nel continuo ciclo di trasformazione.
Secondo questa teoria: il metallo crea l’acqua, l’acqua crea il legno, il legno crea il fuoco, il fuoco crea la terra, la terra crea il metallo. Invece secondo il ciclo di controllo, l’acqua sottomette il fuoco, spegnendolo; il fuoco sottomette il metallo, fondendolo; il metallo sottomette il legno, tagliandolo sottoforma di sega; il legno sottomette la terra, come attrezzo agricolo; la terra sottomette l’acqua, come una diga. Questi cinque elementi sono solo simboli di corrispondenza e ad ognuno di essi corrisponde un organo ed un viscere, una stagione, un colore, un periodo delle ventiquattro ore, un organo di senso, una nota musicale, un percorso specifico lungo la superficie del corpo che in seguito fu chiamato “meridiano” o “canale”.

Qigong Statico

Posizioni base:
Le posizioni in cui si può praticare il Qigong statico sono molte, e molti sono i motivi per cui se ne può scegliere una invece di un’altra. Ci sono posizioni più adatte per persone deboli o malate, per degenti in ospedale, o per chi non ha, soprattutto all’inizio, una capacità di concentrazione ben sviluppata. Altre posizioni sono invece più adatte a persone in buona salute o a chi lo ha già praticato in passato, sviluppando una capacità migliore di concentrazione e di rilassamento. Qui di seguito analizzo ed introduco solo le più conosciute ed utilizzate nel lavoro statico fatto con una postura eretta, mentre esistono poi innumerevoli forme e posizioni utilizzate anche per la pratica da seduti o sdraiati, oltre a tutte quelle che si evolvono trasformandosi l’una nell’altra durante la pratica in movimento.
ZHAN ZHUANG ( lett. “Stare come un palo”): posizione eretta. In essa l’attenzione è posta al rilassamento delle gambe, che sono leggermente flesse, ai piedi che hanno tra loro una distanza compresa fra la larghezza delle anche e quella delle spalle. La schiena è dritta con i glutei leggermente ruotati in avanti, in modo da tendere ad annullare la curva naturale della colonna vertebrale. Le spalle sono rilassate in fuori, il torace è basso, il collo esteso, in modo da continuare la linea dritta di tutta la colonna. Le braccia sono rilassate lungo i fianchi. La testa è rivolta verso l’alto, con il mento appena in dentro. Lo sguardo è rivolto all’infinito, leggermente più in basso dell’orizzonte.
Questa è una delle più antiche posizioni del Qigong statico in Cina. Si hanno prove della sua utilizzazione già intorno all’inizio della nostra era, durante la dinastia Han (206 a.C. – 220 d.C.), ma è molto probabile che le sue origini siano anche molto più lontane nel tempo. E’ spesso soprannominata anche “Posizione dell’albero”, e si pensa che le origini strutturali e funzionali di essa siano connesse ad un’attenta osservazione dell’albero che con le radici in profondità si mantiene forte e solido, prendendo il nutrimento che, attraverso il fusto, il tronco e la chioma, porta fino alle foglie più alte; allo stesso tempo, tende in alto verso il cielo, da dove prende energia dal sole, dalla pioggia, rimanendo stabile, ma morbido e tranquillo al vento, che lo fa ondeggiare senza turbarlo o abbatterlo.
QI SHI (lett. “stare in piedi stabilmente” o “posizione d’inizio”) Questa è la posizione d’inizio di tante forme di Qigong, Taiji quan e arti marziali cinesi. Qui tutto il corpo è rilassato, i piedi sono aperti, alla stessa distanza delle proprie spalle, con le punte rivolte verso l’interno, le braccia cadono pesanti lungo i fianchi, con le dita delle mani tese ma rilassate, i palmi rivolti verso il corpo; il respiro è regolare e lo sguardo è fisso davanti a sé.
La posizione appena descritta è fisicamente identica a quella chiamata Zhanzhuang, quello che la fa diversa è l’intenzione, che la rende “posizione d’inizio” di una forma dinamica o, in ogni caso più complessa anche nel Qigong statico – dinamico. In ogni modo, se questa è la differenza tra le due, per alcuni maestri, in genere sono interscambiabili, tanto che anche questa può essere mantenuta a lungo per un lavoro completamente statico, fino anche a tre quarti d’ora senza interruzione.
Al di là delle differenze di denominazione, comunque, fisicamente ed energeticamente, questa maniera di stare in piedi è importantissima nel lavoro del Qigong, perché in questo modo tutti i percorsi del Qi sono aperti completamente ed esso scorre più libero e fluente, sia nei 12 Jingluo (i meridiani principali), sia in quelli straordinari: Remai, Dumai, Daimai, ecc. Se le spalle sono contratte, vi si accumula una gran quantità di Qi e Xue (sangue); appena queste si rilassano, il blocco di Qi e Xue si trasforma in una forte ondata verso le spalle stesse, fino alle mani, così si possono avere alcune sensazioni sulle punte delle dita come: gonfiore, addormentamento, calore …
TI BAO SHI ( lett. “forma del portare in braccio”) Posizione che è stata soprannominata anche “Abbracciare la palla all’altezza della cinta”, perché in questo modo si descrive più facilmente la forma da prendere con le braccia. Infatti, la posizione è quella in cui si sostiene una grossa palla all’altezza dell’addome, con le mani rivolte entrambe verso la zona del Dantian inferiore(c.a. tre dita sotto l’ombelico) e le dita di ogni mano rivolte verso le corrispondenti. Le due mani sono a circa un pugno di distanza una dall’altra. Per il resto la posizione è quella dello Zhanzhuang, che abbiamo già visto. Questa forma lavora molto approfonditamente, in particolare sull’addome e sul sistema digerente, sul fegato, oltre che sul sistema nervoso centrale e periferico. Va usata meno dalle donne durante il periodo mestruale, quando l’attenzione va spostata preferibilmente verso il Dantian medio (al centro del torace) o, se se ne ha esperienza, sui reni.
CHENG BAO SHI (Lett. “forma del mantenere/sostenere in braccio”) Anche questa posizione ha un soprannome che ne descrive più esplicitamente la forma: “Sostenere la palla all’altezza del torace, o delle spalle”. Le braccia sono questa volta più in alto, con i gomiti rilasciati e le mani rivolte verso il torace, dove, proprio nel centro, sulla linea dei capezzoli, si trova il Dantian medio, punto in cui concentriamo anche l’attenzione della mente. La posizione del corpo, è ancora, per il resto, quella dello Zhanzhuang. Anche questa posizione ha un benefico effetto su molte malattie del corpo. Si usa soprattutto per problemi legati al sistema respiratorio o a quello circolatorio, in particolare per il cuore.
XIUXI SHI (lett. “forma del riposo”) Esistono due posizioni che si utilizzano come ‘posizioni di riposo’:
La prima è quella in cui le mani sono poste, con la zona compresa tra dorso e polso, sulla schiena, all’altezza dei reni. E’ un’ottima posizione per chi soffre di dolori di schiena o ai lombi, o, più in genere per le persone che hanno un vuoto di Yang.
Nella seconda, invece, le mani sono poste davanti, con i palmi poggiati sul basso ventre, con le dita rivolte in direzione dei genitali. E’ una posizione terapeutica per chi ha problemi in quell’area, o per chi ha, in genere, un vuoto di Yin.
In entrambe le posizioni, le gambe sono completamente rilassate, ma non flesse, i piedi sono ben piantati a terra, le mani sono leggere e rilassate, il respiro è naturale e la lingua è leggermente appoggiata al palato.
MABU ZHAN ZHUANG (lett. “posizione a cavallo” o “posizione del cavaliere”) E’ una delle posizioni più usate nel Qigong statico, soprattutto quello più marziale, ma non solo. E’ infatti comune in alcune tecniche di Qigong buddhista ed anche di quello terapeutico, in particolare il “Kongjin gong”. La posizione, tenuta con le gambe divaricate e flesse, in modo da essere seduti su uno sgabello invisibile di altezza variabile, è diversa a seconda delle possibilità del praticante, e del tipo di pratica in cui è utilizzata; può essere mantenuta più o meno aperta e più o meno bassa.
Dal punto di vista della sua utilizzazione pratica, il “Mapu” è una posizione importante per quanto riguarda la circolazione del Qi all’interno del corpo: è ottima per permettere lo scorrimento fluido del Qi nel “piccolo circuito celeste”; buona di conseguenza anche per lavorare su due punti molto importanti nell’agopuntura, il baihui (che si trova sulla cima della testa)e lo huiyin (situato dalla parte opposta, in basso, nella zona perineale), punti che vengono messi in connessione diretta attraverso il mantenimento statico di questa posizione. Per questo motivo, una volta stabilizzati nel “Mabu”, si può approfondire il lavoro con tecniche aggiuntive di braccia e mani, o con visualizzazioni e meditazioni.

BIBLIOGRAFIA
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7. Song Tianbin, Zhongyi qigong xue, Renmin weisheng chubanshe, Beijing 1994

Taiji e stili interni

Gli stili interni e il Taiji

La tradizione più accreditata colloca il centro di origine degli stili interni sul monte Wudang, che si trova nella provincia di Hubei nel Nord-Ovest della Cina; in questo luogo era praticato il culto taoista della divinità Xuandi

( l’imperatore Nero, il guerriero protettore del mondo) che risiede nella Stella Polare, punto di riferimento del Taiji quan.
Sul monte Wudang pare abbia vissuto circa 800 anni fa (1127-1279) il monaco taoista Zhang Sanfeng che è indicato come il creatore del Taiji quan. Infatti, se si interrogano i maestri sull’origine di quest’arte, essi sono soliti raccontare questa storia: l’eremita Zhang Sanfeng un giorno era affacciato alla finestra della sua capanna quando la sua attenzione fu attirata dal grido di un uccello. Si sporse e vide una gazza spaventata scendere dall’albero su cui si trovava. Ai piedi dell’albero c’era un serpente. Nel duello che seguì la gazza fu battuta dal serpente il quale combatteva con flessibilità e con movimenti curvilinei. Zhang Sanfeng capì allora che la flessibilità è più efficace della rigidità ed individuò tutta una serie di elementi che formano la base del Taiji quan.
Si dice infatti: Quando un uomo è vivo, il suo corpo è morbido e flessibile;
Quando è morto è duro e rigido.
Gli alberi e le piante sono molli e pieghevoli quando crescono,ma secchi e fragili alla morte.
Così essere duri e rigidi è l’aspetto della morte; essere morbidi e cedevoli, quello della vita.

Gli Stili Interni, sono caratterizzati dall’utilizzo della Energia Interna in uno stato psicofisico di rilassamento in cui decontrazione muscolare e vuoto mentale consentono nel combattimento un atteggiamento di cedevolezza che neutralizza l’applicazione di forza dell’avversario. L’allenamento pertanto mira alla consapevolezza e allo sviluppo dell’energia interna per consentirne una buona circolazione. Questi stili hanno la loro origine, come approccio “energetico”, nelle prime pratiche energetiche del Dao Yin risalenti alla metà del III millennio a.C. e nello sviluppo successivo del Qi Gong (in particolare nel III sec. a.C.). L’unione di queste pratiche energetiche con le arti marziali avviene solo più tardi, nel V sec. d.C. grazie al monaco buddista Bodhidarma che applica il Qi Gong agli stili di combattimento, dapprima utilizzando il Qi Gong dei 5 animali elaborato dal medico Ha Tuo nel II sec. d.C. per rinvigorire il fisico dei monaci dopo le lunghe meditazioni, e successivamente codificando 18 esercizi (shi ba luo ha shou) da cui si ritiene abbia poi avuto origine lo stile Shaolin. 3 Molto probabilmente già durante la dinastia Tang (618-907 d.C.) si diffusero degli stili di arte marziale che possono essere considerati i precursori degli Stili Interni: fonti diverse riferiscono il Mian Quan (pugilato del cotone) e il Rou Quan (pugilato morbido), lo Hsientien Quan praticato dall’immortale Li Tao Tze, il San Shi Qi ideato dall’eremita Xu Xuan Ping. La differenziazione definitiva tra le due scuole può essere collocata a cavallo tra il XIII e il XIV sec., se consideriamo l’origine leggendaria del TJQ con la figura dell’immortale monaco taoista Zhang San Feng che avrebbe ideato il cosiddetto e discusso Sistema Wudang (dal nome del monte Wudang dove sorge il tempio taoista, centro del culto della divinità taoista Xuan Di, l’Imperatore Nero, guerriero protettore del mondo che risiede nella Stella Polare). Notizie certe che documentano la nascita dei vari Stili Interni sono invece del XVII sec. e riferiscono alcuni personaggi chiave per ciascuno stile: Chen Wangtin per il Tai Ji Quan, Yue Fei per il Xing Yi Quan e Dong Haichuan per il Ba Gua Quan.

Tàijíquán (Wade-Giles T’ai Chi Ch’uan – pugno della suprema polarità)

Forma di combattimento basata sul controllo dell’avversario secondo i principi taoisti dell’alternanza fra Yin e Yang, le tecniche di questo stile vengono applicate evitando il contrasto e ricercando la fluidità e le linee di minor sforzo. È divisa principalmente in cinque stili (Chen, Yang, Wu, Wu Yu-Xiang e Sun) di cui il più antico (lo stile Chen) può esser fatto risalire al 1600. Sebbene sia a tutti gli effetti una disciplina marziale e di combattimento, in occidente è diventata popolare nella sua forma di ginnastica per la salute.

Xíngyìquán (Wade-Giles Hsing I Ch’uan – pugno dei cinque elementi)

Stile basato su tecniche rettilinee esplosive e su un controllo lineare dello spazio; le sue tecniche di base sono catalogate, seguendo la cosmologia taoista, secondo i cicli costruttivi e distruttivi dei cinque elementi (metallo, legno, acqua, fuoco e terra) e dei dodici animali (Drago, Tigre, Scimmia, Cavallo, Coccodrillo, Gallo, Aquila, Orso, Uccello Tai, Serpente, Falco, Rondine) in modo che ad ogni attacco corrisponda, in modo più o meno univoco, una parata ed un contrattacco.

Bāguàzhǎng (Wade-Giles Pa Kua Chang – palmo degli otto trigrammi)

Sviluppato nel XIX secolo sulla base degli esercizi taosti della “meditazione camminando in cerchio” è ben presto divenuto uno dei capisaldi delle tecniche di combattimento interne delle arti marziali cinesi. Si tratta di tecniche principalmente circolari e fluide, tanto da essere spesso viste come il naturale contraltare dello Hsing-Yi. Il nome di questo stile deriva dagli otto trigrammi che formano la base del Yijing (il libro dei mutamenti) e che sono alla base della cosmologia taoista.

Il Wushu

Cenni Storici

n cinese questo termine e’ composto da due ideogrammi:
Wu = guerra e Shu = arte.

 

wushu significa letteralmente “arte marziale” ed unisce in se gli aspetti del combattimento, dello sport, della conservazione della salute e della concezione filosofica del mondo, tipica della tradizione culturale cinese, in occidente conosciuto come “Kung fu” che significa “duro lavoro”, termine invece che sta ad indicare un’abilità eccezionale raggiunta con un lavoro duro, meticoloso e raffinato nelle attività spesso manuali o fisiche, con sottointeso riferimento all’ambito marziale. Pertanto la parola corretta da usare per indicare l’insieme degli stili e dei metodi delle arti marziali cinese è Wushu.

 

Risalire in modo certo alle origini delle arti marziali cinesi risulta essere al quanto complesso, poiché come in tante altre culture “Il Sapere” e la “conoscenza” venivano tramandati oralmente, per questo esistono una serie di leggende e di personaggi leggendari a cui risulta impossibile dare un origine storica certa. Infatti le arti marziali erano tramandate di padre in figlio e dai maestri (Sifu) il Sifu rappresentava il punto di riferimento del villaggio, era il saggio e aveva delle conoscenze di medicina tradizionale e una cultura decisamente superiore al resto del villaggio.

 

Ciò che invece può darci un indicazione un po’più certa delle origini delle arti marziali sono le rappresentazioni artistiche, trovate in particolari oggetti e dipinti in cui vengono raffigurati uomini in evidente posa di combattimento o di danza (probabilmente guerrieri) risalenti al periodo preistorico, circa tre o quattromila anni fa. Le arti marziali quindi venivano identificate in danze di guerra e da una serie di esercizi fisici che servivano per la preparazione dei guerrieri/soldati.

 

Nel periodo denominato “Primavere ed autunni”(Annali delle primavere e degli autunni sono la cronaca ufficiale del Regno Cinese Lu, che copre il periodo dal 722 al 481 a.c., tradizionalmente attribuiti a Confucio, nei quali si narrano gli avvenimenti dello stato), nascono e si sviluppano le grandi correnti filosofiche cinesi, il Confucianesimo e il Taoismo, ed è proprio in questo periodo che le arti marziali iniziano a fondersi con la filosofia e la religione. Da tenere presente comunque che l’attenzione rivolta all’esercizio fisico e alla medicina terapeutica in Cina è precedente allo sviluppo delle arti marziali pertanto molte teorie che sono alla base delle arti marziali sono descritte nei testi di medicina cinese e soprattutto nella medicina terapeutica e preventiva in cui si sono per cosi dire sviluppati una serie di esercizi fisici che hanno preso il loro spunto da alcune posizioni di animali, infatti in alcune tecniche di Wushu ritroviamo appunto i nomi di questi animali

 

Verso la fine della dinastia Han (206 a.c. 220 d.c.) il famoso medico cinese Hua To, mise insieme una serie di esercizi basati sull’imitazione di cinque animali (Wuqinxi), con lo scopo di migliorare la salute e le capacità fisiche del praticante. Sempre intorno a questo periodo un’altro personaggio il filosofo e medico Taoista Ge Hong, diede un altro importantissimo contributo alle arti marziali introducendo gli esercizi di respirazione del Qigong, si narra che Ge Hong insisteva molto sull’importanza del lavoro “interno allo scopo di migliorare quello “esterno”, scrisse anche un famoso trattato (il Baopuzi) nel quale viene spiegata l’importanza che possiede la mente nel guidare e sviluppare il Qi all’interno del corpo e di come la combinazione dei tre fattori corpo respiro e mente siano essenziali nel wushu.

 

Un’altro periodo importante che segna la storia del wushu è il periodo in cui il Buddismo si espande nella Cina, nel quale nascono i primi monasteri Buddisti, verso il 495 d.c., un monaco buddista indiano, di nome Batuò fondò il tempio Sium Lam (giovane foresta) nella regione della Cina chiamata Henan, nel quale alcuni discepoli incominciarono a impadronirsi di alcune forme di boxe, altri monasteri appartenenti alla stessa corrente buddista vennero edificati anche a nord, e il nome Sium Lam venne trasformato in Shaolin in lingua mandarina. In seguito verso il 520 d.c. il monaco buddista Bodhidarma diede origine ad una corrente buddista chiamata Ch’an (zen).

 

In passato non esisteva una distinzione del wushu in scuola esterna ed interna, tale distinzione incomincia verso la fine della Dinastia Ming (1368-1644), nelle diverse ipotesi che danno origine a questa distinzione, alcuni ritengono che   la paternità della scuola esterna è attribuita al monaco buddista Bodhidarma (Da Mo) originario dell’India personaggio straniero, da qui il termine“esterno”, mentre la scuola interna viene fatta risalire, come pensiero filosofico, agli insegnamenti di Lao Tzu, un cinese quindi “interno. La scuola esterna si sviluppa sotto l’influenza della religione Buddista mentre la scuola interna si sviluppa sulle basi filosofiche del Taoismo e del Confucianesimo. Il luogo a cui fa riferimento la scuola esterna è il tempio buddista sede di famosi monaci guerrieri , chiamato con il nome di Shaolin, mentre il luogo di riferimento per la scuola interna è il Wudang montagna sacra Taoista, per cui ormai è diventato di uso comune far riferimento come scuola esterna al “sistema Shaolin”, a quella interna come “sistema Wudang”.

 

Bodhidarma introdusse alcuni esercizi fisici allo scopo di aiutare i monaci, che trascorrevano la maggior parte del loro tempo in meditazione sedentaria, e anche per potersi difendere dagli attacchi nemici, la serie più importante di questi esercizi sono conosciuti con il nome di Chin Chin, Hsi sui Ching, e i “18 movimenti del Lohan” basati sull’imitazione dei movimenti di 18 animali.

 

Sucessivamente Chuen Yuan (chiamato anche Kwok Yuen), giovane monaco buddista, revisionò gli esercizi introdotti da Bodhidarma e mise insieme una serie di 72 tecniche differenti, poi si racconta che ancora insoddisfatto dalle nuove tecniche, si mise in cerca di altri maestri fuori dal monastero per completare la sua ricerca, incontrò così i maestri Pai YU Feng, e Li Chieng del sud della Cina, che decisero di aiutarlo, e misero insieme una sintesi di 170 nuovi movimenti che diventarono la base della scuola esterna di cui prese il nome di Shaolin quan.

La scuola esterna è caratterizzata dall’uso della forza fisica , ossia da un lavoro fisicamente molto duro, in cui vengono utilizzate delle tecniche molto precise e ben definite nelle quali si esprimono movimenti veloci ed esplosivi. Pertanto per poter conseguire dei buoni o ottimi risultati è necessario un allenamento costante e faticoso, tale allenamento porta inevitabilmente ad un rafforzamento dell’apparato osteo-articolare e muscolo-tendineo per cui diventa possibile conseguire un’ alto livello di agilità, acrobazia e forza.

 

La pratica di queste tecniche porta ad un uso razionale della respirazione(qi), alla protezione dei principi vitali (jing), al controllo dell’intenzione(Yi), e all’elevazione dello spirito in un processo detto “raffinazione delle tre energie” (Qi-Jing-Shen).

 

Wushu oggi, agonismo e olimpiadi

 

Nella Repubblica Popolare Cinese il wushu è materia di insegnamento scolastico; Gli insegnanti si laureano presso l’Istituto di Educazione Fisica di Pechino – specializzazione Wushu
Il valore atletico del Wushu dei nostri giorni si ritrova nell’educazione e nell’affinamento dei movimenti che devono risultare comunque fluidi, morbidi, eleganti nella loro veloce e spesso complessa successione di gesti, movimenti nei quali la centralità  e l’equilibrio del corpo è fondamentale.
Dopo il successo di immagine che il Wushu ebbe partecipando, quale disciplina dimostrativa orientale, ai Giochi Olimpici di Berlino del .1936 gradualmente si è modificato tecnicamente adattandosi alle esigenze competitive dell’occidente diventando un interessante sport internazionale e ponendo le premesse per diventare uno sport olimpico.

Il percorso del Wushu come sport

Le tappe importanti del Wushu, dopo l’esperienza quale disciplina dimostrativa alle Olimpiadi del 1936 in Berlino, sono state:
• 1956 istituzione a Pechino della China Wushu Association
• 1982 organizzazione in Pechino della prima Conferenza Mondiale del Wushu
• 1985 costituzione del Comitato Promotore della Federazione Mondiale del Wushu
• 1990. Costituzione in Pechino, della International Wushu Federation – I.Wu.F.
• 1994 .La I.Wu.F. viene riconosciuta dal G.A.I.S.F. – General Association International Sport Federation
• 1999 Ill C.I.O. – Comitato Internazionale Olimpico riconosce in quale aderente la I.Wu.F.
• 1999 adesione della I.Wu.F. all’Association Recognized International Federation
• 2002 Con le parole del Presidente CIO Rogge: “il Wushu è benvenuto ad unirsi alla famiglia olimpica” è stato formalizzato il riconoscimento da parte del C.I.O. della I.Wu.F. quale Federazione Internazionale Olimpica
Attualmente la I.Wu.F. conta 86 Federazioni Nazionali affiliate che rappresentano i cinque Continenti e si stima che i praticanti del Wushu nel mondo siano vicino ai 10 milioni, considerando che nella sola Cina vi sono oltre 12.000 scuole di wushu .

Gli stili nel Wushu

Lo sport del Wushu comprende due discipline chiamate: Taolu e Sanshou.
Il Taolu, un insieme di movimenti di attacco e difesa, si suddivide in esercizi effettuati a mani nude, esercizi con armi, esercizi di gruppo e combattimenti prestabiliti.
• Gli esercizi a mani nude includono i seguenti stili: Changquan (stile del nord), Nanquan (stile del sud), Taijiquan, Xinylquan, Baguazhang, Tongbeiquan, Ditangquan.
• Gli esercizi con armi comprendono gli stili della Sciabola, della Spada, della Lancia, della Doppia Sciabola, della Frusta con nove sezioni, e del Bastone.
• I Combattimenti prestabiliti possono essere svolti da due, tre o più atleti e sono divisi in esercizi con o senza armi.
Il Sanshou è una forma di combattimento a pieno contatto, che si esegue con gli arti inferiori, con gli arti superiori e con diverse tecniche di proiezione.
Le forme moderne
A livello agonistico internazionale le competizioni prevedono:
• Nella disciplina del Taolu, sia maschile che femminile 10 stili: Changquan, Nanquan, Taijiquan, Daoshu, Jianshu, Nandao, Taijian, Qiangshu, Gunshu, Nangun
• Nella disciplina del Sanshou, per soli uomini, sono previste 10 categorie di peso: 48,52,56,60,65,70,75,80,85,90, oltre 90.

Le forme Olimpiche

La I.Wu:F., International Wushu Federation, ha proposto al C.I.O – Comitato Internazionale Olpimpico di inserire nei Giochi Olimpici di Pechino la disciplina del Taolu nei seguenti stili:
• Maschi: Changquan, Nanquan, Sciabola, Bastone.
• Femmine. Changquan, Taijiquan, Spada, Lancia.

Gli stili del Wushu

Gli stili principali che compongono oggi il Wushu sono il Chang Quan o Boxe Lunga, il Nan Quan o Boxe del sud, gli stili interni come il Tai Ji Quan e il combattimento libero chiamato Sanda o Sanshou; in più a questi vi sono alcuni stili Tradizionali adattati a necessità agonistiche.

Le forme del Wushu appartenenti al Chang Quan o boxe lunga derivano dai movimenti e dai principi di diverse scuole del nord, come il Cha Quan, l’Hua Quan, il Paochui Quan, Hong Quan, lo Shaolin Quan, il Fanzi Quan e molti altri. Nel Chang Quan le posizioni delle mani, dei piedi, gli sguardi e i salti sono stati standardizzati e codificati, così come le evoluzioni e le cadute sono state inserite nelle forme secondo differenti gradi di difficoltà, per consentire la pratica anche ai principianti ed ai bambini.
Le principali caratteristiche del Chang Quan sono l’agilità e la velocità dei movimenti, l’estensione e l’eleganza delle posizioni. I praticanti di Chang Quan esasperano le loro posizioni portandole alla massima estensione permessa dalle braccia, compiono movimenti velocissimi, miscelano molti salti con posizioni aperte e combinano potenza e morbidezza con accelerazioni e pause generando così un effetto scenico molto coreografico.
Il Nan Quan o boxe del sud deriva anch’essa da differenti stili, tra questi i più diffusi sono gli stili delle famiglie Hong, Cai, Liu, Li e Mo di cui abbiamo accennato sopra e altri stili minori compresa la boxe della tigre nera. Il Nan Quan mette in evidenza le posizioni eseguite con un baricentro basso in modo da garantire un’ottima stabilità. Le tecniche sono principalmente corte ed eseguite per lo più con gli arti superiori mentre i calci sono ridotti e mirano soprattutto a bersagli bassi. La pratica di questo stile è spesso accompagnata da emissioni di suoni legati alle tecniche respiratorie proprie di questi stili.

Nel Wushu la pratica si suddivide in esercizi da competizione eseguiti singolarmente chiamati Jingsai Daolu, cioè una sequenze di movimenti prestabiliti (Nan Quan, Chang Quan o stili esterni), i quali simulano un combattimento con degli avversari immaginari o rispondono a tecniche ben precise. I Daolu si suddividono ulteriormente in esercizi a mani nude Quanshu Daolu oppure esercizi con armi Bingxie Daolu (principalmente sciabola Dao, bastone Gun, lancia Qiang e spada dritta Jian). Un altro tipo di pratica del Wushu è caratterizzata dagli esercizi in coppia o in trio chiamati Duilian, i quali imitano combattimenti prestabiliti a mani nude o con armi.
Infine vi è il combattimento libero chiamato Sanda o Sanshou, dove i due praticanti, muniti di idonee protezioni, combattono utilizzando le tecniche proprie di questo stile.

In Cina con Sonia e Francesco giorno 12

2 yuan per il biglietto

Ultimo giorno di allenamento.
Sembra ieri ma sono passati già 11 giorni.
Sveglia presto.
Colazione sotto gli sguardi incuriositi di grandi e piccoli cinesi.
L’attesa alla fermata del bus, pronti con 2 yuan per il biglietto.
Il tratto  a piedi fino alla palestra.
Lo scambio di sorrisi e di saluti con gli uomini della sicurezza all’ingresso,
ormai abituati a vederci entrare e uscire con i nostri zaini, quattro volte al giorno.
Ripensiamo con simpatia alla prima volta, quando ci hanno bloccato e un profluvio di suoni per noi incomprensibili ci ha investito… ”e  adesso chi glielo spiega che siamo autorizzati?”
Allora abbiamo accennato due movimenti di taiji. Hanno capito e ci hanno fatto passare ripetendo “hao, hao”.
La pratica quotidiana.
L’acquisita familiarità alla vita di training, con i suoi ritmi, le sue abitudini, i suoi rumori.
La possibilità di osservare l’eccellenza in ogni singolo istante…
Abbiamo imparato tanto.
Il Taiji ci ha portato fin qui.
L’inizio di una ricerca che non potrà esaurirsi.

 

In Cina con Sonia e Francesco giorno 11

Un dito leggero appoggiato sul braccio..

 

Anche oggi ci troviamo in palestra in anticipo rispetto all’orario ufficiale di allenamento.
Di solito la mattina iniziamo alle 8,30.
Mezz’ora prima che arrivino gli atleti della squadra.
Ma ormai da qualche giorno, abbiamo preso l’abitudine di riscaldarci da soli e ripassare la forma fin qui appresa così da trovarci preparati quando Hu Laoshi ci chiede di eseguirla prima di proseguire.
E così, passo dopo passo,
osservando il Maestro e ripetendo,
sbagliando e correggendo oggi siamo arrivati a concludere la Forma 16 stile Chen.
Ci rimane tutta la giornata di oggi e quella di domani per tornare su alcuni particolari e approfondire alcuni passaggi.
E allora si inizia questa nuova fase di allenamento e studio in cui ripetiamo la Forma dall’inizio alla fine, quante più volte possibile.
Hu Laoshi si avvicina, quando pensiamo che sia intento a seguire altri. Non parla.
Appoggia leggero un dito sul tuo braccio e quel dito che ti ha appena sfiorato prosegue, con leggerezza e decisione allo stesso tempo,  fino ai suoi occhi.
Capisci che ti devi fermare per osservare.
Stai eseguendo il movimento in modo non corretto e lo devi mettere a fuoco.
Solo dopo, dovrai ripeterlo.
Reinserirlo nella sequenza e quindi nell’intera forma.
Non c’è altro da fare. Ne’ da dire.