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Il Wushu ai giochi olimpici giovanili

Il Wushu ai giochi olimpici giovanili

I giochi olimpici giovanili (YOG) sono le olimpiadi dei ragazzi di età compresa tra i 14 e i 18 anni. Sono stati istituiti nel luglio del 2007 dal CIO (Comitato Olimpico Internazionale) in due versioni, quella estiva e quella invernale.

La prima edizione estiva si è svolta a Singapore nel 2010, mentre la prima edizione invernale ha avuto luogo in Austria, a Innsbruck, nel 2012. Come i giochi olimpici vanno in scena ogni 4 anni e sono soggetti ad una selezione di sport (effettuata sempre dal CIO) che sono ammessi.
La prossima edizione dei YOG si svolgerà quest’anno ed è notizia di questi giorni la decisione di includere in forma dimostrativa 4 discipline escluse dai giochi olimpici del 2020. Le suddette discipline sono arrampicata, roller, skateboarding e … Wushu.

L’inserimento del Wushu nel programma olimpico non è notizia nuova, se ne era parlato già in precedenza,  nel 1936 alle olimpiadi di Berlino, nel 2008 un campionato concomitante con le olimpiadi di Beijing. il tutto però senza arrivare mai alla conclusione sperata da tutti i praticanti ed appassionati di testa stupenda disciplina. Le motivazioni di tale ostruzione sono diverse. Il CIO è un’organizzazione privata nata nel 1894, da Pierre de Coubertin, per far rilanciare i Giochi olimpici. Negli anni è divenuta la più grande e potente entità sportiva mondiale, ma anche restia nel processo di rinnovamento perché di fatto è una organizzazione  soggetta agli interessi economici e politici delle nazioni partecipanti.

Bisogna tener presente che il medagliere delle olimpiadi non ha solo una valenza sportiva, ma anzi fa da specchio della potenza delle nazioni. Se si pensa che la potenza commerciale, politica ed economica della Cina è ormai lo spauracchio di USA ed Europa viene facile comprendere perché per il Wushu, sport nazionale cinese, sia così difficile entrare a far parte delle selezione delle discipline olimpiche ufficiali. Con il Wushu, il medagliere cinese, tra i più ricchi in ogni edizione, si amplierebbe ulteriormente, con il rischio di creare una distanza importante con le nazioni antagoniste.

 

 

Per il wushu italiano, per noi addetti alla formazione e alla divulgazione di questa meravigliosa disciplina è giunto il momento di fare quel salto di qualità mai raggiunto che riesca a spostare la ristretta visione dal proprio club di appartenenza ad una visione che abbracci i successi di ogni atleta perché se accettato e sostenuto sarà il successo di tutti e una spinta positiva allo sviluppo e alla diffusione capillare della disciplina che ricadrà su tutti noi.

Sergio Casavecchia
Sergio Casavecchia